Martedì 11 Dicembre 2018 | 17:54

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ROMA - Rinsaldare il fronte comune su temi come migranti, unione economica e monetaria, crescita e investimenti in un anno, il 2018, considerato cruciale per l'Unione europea. E' questo l'obiettivo del summit dei Paesi dell'Europa del sud, sette membri dell'Ue - Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro - che rappresentano 1/4 della membership europea e contribuiscono al 41% del budget Ue. Paesi che condividono emergenze come quella dei migranti e puntano ad arrivare compatti al prossimo vertice europeo di marzo.

 

Il premier Paolo Gentiloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il capo del governo greco Alexis Tsipras, quello spagnolo Mariano Rajoy, il premier maltese Joseph Muscat e il presidente cipriota Nikos Anastasiadis si incontreranno oggi a Roma per il quarto vertice dell'Europa del sud, dopo quelli di Atene, Lisbona e Madrid. Sarà il primo vertice a sette per Macron, che domani avrà anche un bilaterale con Gentiloni a Palazzo Chigi e visiterà poi la Domus Aurea con il premier e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini.

 

Si tratterà di un summit molto concreto, assicurano fonti di Palazzo Chigi, che punterà alle prossime 'cruciali' scadenze per l'Unione europea: la riforma di Dublino entro giugno 2018, l'uscita della Gran Bretagna con la conseguente riorganizzazione del Parlamento senza i seggi britannici, la riforma dell'unione economica e monetaria. L'immigrazione sarà certamente il tema principale per sette paesi tutti toccati, sebbene in misure differenti, dall'emergenza. E tutti concordi sul fatto che il problema deve essere affrontato al livello europeo, anche attraverso la riforma del diritto di asilo. Arrivare compatti su questo punto al vertice di marzo può certamente aiutare a bilanciare il gruppo dei paesi dell'Est e, in particolare, i Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia), che sono contro le quote di migranti e un sistema basato sulla solidarietà. Un blocco unico può coagulare consenso in un momento in cui la Germania, che pure sostiene la necessità di riformare Dublino, è fortemente indebolita, ancora imbrigliata nelle consultazioni per la formazione del governo.

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