Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 07:12

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LONDRA - Theresa May prova a sparigliare la sua litigiosa cabina di regia governativa, il consiglio ristretto di gabinetto, sulla questione negoziale riguardante la Brexit che in queste settimane sta dividendo i ministri di punta dell'esecutivo Tory britannico in rigide fazioni contrapposte: la questione dei futuri rapporti doganali con Bruxelles. Esclusa ripetutamente l'opzione di restare nell'unione doganale - invocata dall'opposizione laburista e da un voto (non vincolante) della Camera dei Lord - la premier mantiene sul tavolo due alternative: quella di una nuova 'partnership doganale' con l'Ue, sostenuta dai 'moderati' capeggiati dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, ma bollata come "una pazzia" dal ministro degli Esteri Boris Johnson; e quella del cosiddetto modello 'max-fac', con l'introduzione di tecnologie avanzate che si limiterebbero ad alleggerire controlli e tempi di attesa al confine fra Irlanda e Irlanda del Nord, unica compatibile con una 'vera Brexit' secondo gli euroscettici guidati dallo stesso Johnson.

 

Solo che May ha scelto due gruppi di lavoro incrociati per approfondirle: con un trio a maggioranza di 'colombe' a verificare l'ipotesi gradita ai 'falchi' e viceversa. Un modo per garantire ancora alla premier il ruolo di mediatrice e darle il tempo di cercare un accordo condiviso. Ma che di fatto, notano i media, certifica la spaccatura interna e i rischi persistenti di tenuta della compagine.

 

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