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Il mito di Londra e la città con ritmi più pigri

INTERVISTA A: Marida Dentamaro
Nel 1971 Londra era «l'ombelico del mondo» e una vacanza studio nella capitale britannica era il sogno di tanti ragazzi italiani. Sogno che Marida Dentamaro realizzò proprio nella «mitica» estate di inizi anni Settanta. Assessore al Sud e al Federalismo nella nuova giunta regionale di Nichi Vendola, Dentamaro, avvocato, è nata a Bari il 20 febbraio 1954. 

Assessore Dentamaro, come trascorreva invece le sue estati da bambina? «La differenza fondamentale tra allora ed oggi è il fatto che anche d'estate si restava in città, tranne che per viaggi culturali alla scoperta di altre regioni italiane, insieme ai genitori. I ricordi più vividi sono legati al fatto che ci trasferivamo tutti: noi, zii, cugini, nella villa del nonno Dentamaro, che si trovava in quello che allora si chiamava Corso Sicilia, oggi corso Alcide De Gasperi». 

E lì cosa avveniva? «Eravamo una vera tribù, perché mio nonno aveva sette figli, e ricordo con quanta lena ci dedicavamo alla raccolta di fichi e mandorle. Poi con una pietra spaccavamo le mandorle su un muretto, bisognava fare molto pratica per non rompere il frutto. E poi c'era un rito tipicamente estivo: “fare la salsa”, che coinvolgeva l'intero clan e per noi bambini era un vero divertimento. Ripenso con nostalgia a quella casa, che si trovava in aperta campagna. Oggi la campagna come periferia della città non esiste più. Quella zona ad esempio è completamente lottizzata». 

D'estate quindi rimaneva a Bari, e il mare? «Frequentavamo molte spiagge del litorale barese. Il Trullo a Torre a Mare e San Francesco alla Rena, dove si mangiavano il cocco fresco e i ghiaccioli. Stiamo parlando dei primi anni Sessanta e ricordo che l'acqua del mare era davvero cristallina. Poi arrivò il tempo del Trampolino, ed eravamo già più grandicelli. Lì si cominciavano a formare le prime comitive e le prime conoscenze tra ragazzi e ragazze: a scuola le classi non erano ancora miste. Lì sono sbocciati anche i primi amori». 

E Londra? «La vacanza studio a Londra nel 1971 è stata un'esperienza indimenticabile. Avevo diciassette anni e quella fu la prima vacanza senza i miei genitori. Per noi ragazzi all'epoca c'era il mito di imitare fratelli e amici più grandi: mettere le scarpe col tacco, il rossetto o la minigonna, e Londra rappresentava la realizzazione di queste aspirazioni. Al contempo, da secchiona quale ero, fu anche un'occasione importantissima per approfondire i miei studi». 

Studiava anche d'estate? «Non ero secchiona fino a questo punto, ma durante la vacanza studio era necessario. D'estate però ho sempre amato leggere tantissimo. Durante l'adolescenza ho letteralmente divorato letture tipiche di quell'età». Quale differenza tra le estati della sua infanzia e quelle di oggi? «Oggi dalle città si fugge, prima si viveva più pigramente, con ritmi più lenti e si cercava di godere quello che Bari offriva. Negli ultimi anni, la crisi economica, forse ci sta facendo ritrovare quelle stesse situazioni. Chi rimane in città, e sono sempre più numerosi, cerca spazi per stare in vacanza anche qui, pensiamo al grande affollamento di spiagge come Pane e Pomodoro. La differenza però è che prima non c'era necessità di fuga, oggi abbiamo altri ritmi».

di MARIA GRAZIA RONGO 

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