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«Le mie vacanze dolci e amene con qualche trasgressione»

INTERVISTA A: Stefania Mandurino
Il circolo nautico di Santa Caterina, serre assolate, echi ovattati nella notte del porto di Gallipoli, arenili deserti, rarefatte presenze a Baia Verde, la vela bianca d’una deriva, una cavallina sul bagnasciuga, le corse sul motorino «Lui 75», una fontanina magica… Regala immagini e colori un colloquio con Stefania Mandurino, sempre che nella piccola stipata agenda rossa riesca a ritagliare uno spazio per evocare luoghi ed atmosfere.

«La mia famiglia, allargata a zie e cugini – racconta - fino ai miei 15 anni ha frequentato La Lampara in una Santa Caterina allora poco costruita. Il ricordo più bello è legato alla barchetta ormeggiata nell’insenatura che consentiva di godere d’un mare prodigo di ricci e patelle. Un incanto».

E dopo l’adolescenza?
«I miei acquistarono una casa a Gallipoli, alla Baia Verde, perché, ironia della sorte, Santa Caterina cominciava a diventare troppo popolata. Allora, la Baia Verde era un angolo di paradiso con molto verde, villette e qualche palazzina».

Perché ironia della sorte?
«Perché adesso la situazione si è invertita: Santa Caterina ha conservato una sua impagabile signorilità, mentre Baia Verde ha bisogno di recuperare terreno. Confido che possa farlo. Siamo in tanti ad amare Gallipoli: forse molti sono silenti, ma decisi a custodirla».

Ritorniamo agli Anni ’70. Quali erano le “dinamiche amorose”?
«Nei rapporti diminuiva la formalità e cresceva lo spirito cameratesco, anche se centri come Gallipoli erano più tradizionalisti rispetto alle città. Ci si divertiva con poco. C’era un gruppo di ragazzi, diventati poi tutti professionisti affermati e classe dirigente, con i quali si trascorreva la giornata al mare».

Ma ci sarà stato un primo spasimante.
«A Santa Caterina. Contatti furtivi, mano nella mano, anche in presenza dei genitori. Situazioni innocenti e poetiche, ricordi teneri e dolci».

Ritorniamo alle giornate al mare.
«Il mare è sempre stato la passione di famiglia. Avevo frequentato il corso di vela al Circolo della vela e stavo in mare tutto il santo giorno, con il mio “Flibustiere”, e gli amici che amavano la vela. Poi negli Anni ’80 scoprì il surf».

E l’equitazione.
«Avevo una cavallina, Dea, presso il maneggio “La masseria”. Una delle cose più belle erano le passeggiate a cavallo tra i muretti a secco, verso le serre, verso Montegrappa, poi gli odori forti della terra rossa e della vegetazione erano compensati dai colori senza eguali di Gallipoli e del tramonto, una delle cose belle della città rimaste immutate, mentre la cavallina trottava sulla battigia».

Le serate?
«Ci si trovava vicino al Liceo e via per feste private. Si svolgevano nelle case, sulle terrazze e nei giardini di ville del circondario. Ma devo dire che erano anni d’impegno politico (di sinistra, ndr.) che ci seguiva in vacanza e che si manifestava soprattutto nella difesa dei luoghi, ad esempio da bande di giovani vandali. Avevo sempre paura che danneggiassero la “mia” fontanina, quella che sovrasta il porticciolo San Giorgio e per me era, non so perché, magica».

Il ricordo d’una trasgressione?
«Rincasare al mattino presto, dopo avere passeggiato nel centro storico, atteso l’alba nel porto mentre i pescatori si organizzavano per partire, ed avere preso un caffè al bar del porto».

Per finire, quale privilegia come brano musicale di quelle estati?
«”La canzone del Sole” di Battisti». 

di Giuseppe Albahari

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