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«Vacanze? Mudù non me lo dire perché lavoro di più»

INTERVISTA A: Uccio De Santis
Se all’età di 6-7 anni trasformi il tuo letto in un palco, sistemi lampade e lumi come dei riflettori, attacchi un lenzuolo da un’estremità all’al - tra per disegnare quinte immaginarie e cominci a recitare davanti ai parenti, vuol dire che la voglia di recitare l’hai sempre avuta nel sangue. Da allora Uccio De Santis, inventore dei Mudù e attore comico ormai sulla breccia da più di dieci anni, non ha mai smesso di recitare: beccarlo in questa estate di super lavoro (55 serate fino a settembre), infatti, è u n’impresa. Ma per uno come lui l’estate è sempre stata un’ottima occasione per non smettere di fare quello che più gli piace.

«A 18 anni - ricorda il comico barese - approfittavo dell’estate per andare nei villaggi con le prime compagnie che avevo fondato: chiedevamo di montare una tenda e di allestire un palco. Non si trattava dello stile barzellettistico alla Mudù, ma andavo in scena anche con pièce del teatro comico di Dario Fo. A quell’epoca lavoravo in u n’azienda di vernici e quando si andava in ferie ad agosto, chiedevo in prestito il furgone al mio titolare: portavamo tutto con noi, palco compreso!». 

Ma riposarsi in estate no, eh? «Macché. Forse questo stakanovismo è partito dall’esperienza fatta negli scout, nei campi estivi, a 12 anni: cercavano di incentivare le specialità di ognuno di noi e io portavo in scena testi teatrali. È stata una fantastica gavetta, non so quanti possano dire di averla fatta: per non parlare dei numerosi spettacoli fatti alla parrocchia barese di S. Giovanni Battista». 

E il mare? «È sempre stato il mio elemento naturale per eccellenza. Mi feci addirittura prendere dall’emulazione per il grande Paolo Pinto: mio padre era il suo medico personale e mi appassionai talmente a quelle imprese che volli provarci anch’io. Lo feci dal 1984 al 1986». 

Ce ne racconti qualcuna. «Una traversata storica è stata quella dello Stretto di Messina, con tanto di meduse che mi sbranarono nel tratto da Punta Faro a Cannitello. Ma la più lunga è stata Torre Canne-Rosamarina: 10 km in 5 ore e un quarto. All’arrivo, col grasso di foca ancora addosso, sembravo Gesù Cristo: tutti aspettavano che facessi i fatidici tre passi sulla terra ferma e poi scattava l’abbraccio». 

Quando va in ferie? «A settembre mi prenderò qualche giorno. Sono amante delle crociere, ma anche della montagna. Ma con la testa sono già al prossimo impegno ». 

Ovvero? «Un film dal titolo Non me lo dire: è una commedia all’italiana in cui sarò l’attore protagonista e che si distacca dallo stile Mudù. Abbiamo avuto i finanziamenti dal Ministero, ma non dall’Apulia Film Commission: questo mi rammarica. Ma gireremo in Puglia in lungo e in largo da aprile 2011».

di LIVIO COSTARELLA 

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