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Quel mitico chinotto a Monopoli (aspettando l’Oscar)

INTERVISTA A: Nico Cirasola
Dalla Murgia al mare, la prima vacanza non si scorda mai, soprattutto se per andare da Gravina a Monopoli, si noleggia addirittura un furgone Alfa Romeo (con autista compreso) di quelli che andavano tanto in voga a fine anni Cinquanta. «Avevo sette anni – racconta Nico Cirasola, il regista barese reduce dal successo del pluripremiato Focaccia Blues - e i miei genitori decisero che era giunta l’ora di trascorrere un intero mese di vacanze a Monopoli, quindi bisognava portarsi dietro praticamente la casa intera». 

Nato a Gravina il 27 maggio 1951 (lo stesso giorno di Giuseppe Tornatore, con la differenza però che il nostro regista è stato registrato all’anagrafe due giorni dopo, il 29 maggio, e per questo sostiene: «Tornatore ha già vinto l’Oscar, io lo vincerò!»), Cirasola è affezionato ai suoi ricordi estivi di bambino. 

«Quel viaggio fino a Monopoli aveva il sapore delle grandi conquiste, ci sembrava di essere approdati sulla copertina di una rivista patinata dell’epoca che inneggiava alle vacanze in riviera romagnola o in Versilia. Quando arrivammo nella casa sul mare, che avevamo preso in affitto da due anziane signorine monopolitane, dopo avere attraversato il viale di pini mediterranei che ancora è lì, capimmo davvero il significato della parola vacanza». 

Perché, qual era il significato di «vacanza»? «La vacanza lì al mare si può sintetizzare in tante immagini significative dell’epoca: il “Chinotto”, che era la vera bibita di lusso, quando ancora la Coca Cola non era così diffusa dalle nostre parti, e ancora: la cartina che rendeva frizzante l’acqua naturale; il ghiaccio sfuso, che si comprava al mercato, perché non c’era il frigorifero; le friselle che sostituivano il classico pane col pomodoro, e poi il panino con la frittata che preparava mia madre, io ho provato tante volte a prepararlo, ma non ha lo stesso sapore. E sono stati anche indimenticabili i preparativi prima della partenza per Monopoli, quando mia zia cucì per me e per i miei fratelli una spugna-accappatoio, con le stesse barchette riprodotte sul costume da bagno, una vera schiccheria». 

E la sua passione per il cinema come si concilia con l’estate? «D’estate sono riuscito a portare il cinema in giro per la Puglia ed è stata una grande soddisfazione. Un vero e proprio cinema ambulante nei paesi che non hanno sale cinematografiche, con l’improvvisazione a farla da padrone, con centinaia di persone che affollavano le piazze e le strade per assistere alle proiezioni, una volta abbiamo addirittura montato lo schermo sulla facciata di una chiesa». 

E oggi la sua estate che sapore ha? «Ha ancora il sapore intramontabile del cinema e della buona cucina. Credo non ci sia niente di più bello nelle serate estive, dopo un giorno di mare o di passeggiate alla scoperta dei nostri tesori naturali, che guardare un bel film in compagnia e godere dei piaceri della nostra tavola. Infatti quest’anno sono finalmente riuscito a dare vita ad un progetto che mi stava molto a cuore: “La Masseria del Cinema”, a Ostuni, dove proiettiamo ogni genere di film ed ogni occasione è buona per condividere con gli amici la passione cinematografica e quella per la buona tavola».

di MARIA GRAZIA RONGO

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