Martedì 13 Novembre 2018 | 00:10

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Estati separate: lui al molo, lei in campagna

INTERVISTA A: Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli
di LIVIO COSTARELLA 

Inseparabili nella vita affettiva e professionale. Ma la rispettiva iniziazione all’estate, sin da bambini, ha corso su due binari opposti, quasi antitetici. Sarà forse questo il successo della loro unione così longeva? Sta di fatto che Dante Marmone e Tiziana Schiavarelli, menti e corpi dell’Anonima G.R., hanno frequentato, sin dall’infanzia, mondi diversi che li hanno segnati profondamente: il mare (Marmone) e la campagna (Schiavarelli). 
Oggi la loro estate insieme ha i colori e la pace dei trulli di Cisternino, ma lui, da buon «uomo-pesce» qual è (autodefinizione), si ritaglia, appena può, un tuffo dove l’acqua è più blu. 

«Uno dei miei primi ricordi legati all’estate – spiega l’attore e regista barese – era il trasferimento, insieme ai miei genitori, al Lido Cataldo, in zona Fesca. Ero molto piccolo, prendevamo la filovia n. 5 da Piazza Massari e partiva un lungo viaggio, condito da odori inconfondibili: l’autobus profumava di creme da mare e di intere famiglie che si recavano in spiaggia con le immancabili vettovaglie. L’odore di olii e creme abbronzanti si fondeva con le teglie di pasta al forno, così come quello del ragù si mescolava a patate, riso e cozze». 

Con il mare è stato subito amore a prima vista? «Sì, ho imparato a nuotare in stile “cane”, proprio in quel lido. Crescendo, poi, intorno ai 12 anni mio fratello maggiore mi portava sempre in un posto che i baresi conoscono come “Portofino”, in fondo al lungo braccio del Molo Sant’Antonio, “alla pond”, come si direbbe dalle nostre parti. Nella zona vicina al “monte rosso” mi tuffavo con maschera e pinne, e io e mio fratello rientravamo a casa con una fruttuosa pesca: ricci, cozze, taratuffi, musci. Tuttora, appena posso, vado in apnea, anche a 10 metri. Fino a 15 anni in quella zona ho passato momenti bellissimi a contatto con l’acqua. Poi è arrivato il momento di andare a caccia dei primi amori, al Lido San Francesco». 

E con sua moglie dove andavate al mare? «Gli scogli di Polignano, negli anni ’70, erano ancora una zona abbastanza inesplorata. E anche molto romantica». «Peccato però che io non sapessi nuotare ancora – ribatte ironica Tiziana Schiavarelli – e dovevo restare ad arrostire al sole, mentre lui si tuffava come un pesce da ogni scoglio!». 

La sua estate da bambina, Schiavarelli, era diversa da quella di suo marito? «I miei avevano una casa in campagna, dalle parti di Santeramo, e fino ai 18 anni, gran parte dei mesi estivi li passavo lì, a contatto con la natura e gli animali. C’era una contadina giovanissima che ci veniva spesso a trovare: si chiamava Franceschina e con le sue guance rosse e rubiconde salutava tutti ogni giorno con un fragoroso “Buongiorno commare!”. Adesso gestisce sempre la sua masseria con i figli e la famiglia». 

E la sua casa c’è ancora? «Sì, ma è stata venduta. Quando ci passo davanti mi viene sempre un tuffo al cuore. Ho fatto spesso un sogno ricorrente: entravamo clandestinamente e ce ne scappavamo quando arrivavano i proprietari».

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