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I lunghi bagni sulla costa di Metaponto

INTERVISTA A: Pietro Labriola
Si divide tra Milano e il resto del mondo, ha responsabilità e potere, gestisce uomini e affari, ma il suo cuore è rimasto nel Sud Italia. O meglio in un pezzo di territorio tra Altamura, Matera e Montalbano. È uno dei figli di questa terra lucana, un uomo di successo che per fare carriera ha preso la valigia ed è andato via. Pietro Labriola è uno dei più importanti manager di Telecom Italia, responsabile della divisione business dei settori mobile e fisso dell’azienda, un uomo che per lavoro vive al Nord ma che il suo legame con la Basilicata non lo ha mai spezzato. 

Di quel territorio, dei suoi sapori, delle sue atmosfere, dei suoi paesaggi il professionista non può fare a meno. E lo ribadisce con la fermezza e orgoglio «Io torno almeno una volta ogni due mesi» precisa. 

Lei ha girato il mondo, ha viaggiato in lungo e largo, ma il suo cuore batte per quel territorio compreso tra Matera, Montalbano ed Altamura. «Sono i posti che hanno condizionato la mia infanzia, La mia è una grande famiglia, mia madre Irene, originaria di Altamura, aveva 9 tra fratelli e sorelle, tutti con 2 - 3 figli. La classica famiglia meridionale, di ceto medio - basso. Mio padre Vincenzo, invece, era di Montalbano ionico». 

Le estati, quindi, erano tra Puglia e Basilicata? «Sì, ed erano estati bellissime. Ricordo mio nonno Pietro che ci aspettava all'ingresso di Montalbano. Sembrava una piccola vedetta e poi ci portava a casa. Mio nonno aveva la campagna e un piccolo negozio di alimentari. Noi arrivavamo ed io andavo immediamente nel negozio per prendere la gassosa Avena e le caramelle mou».

Era una festa. «Indubbiamente, tra l’altro quando ero piccolo la casa di mio nonno la ricordo con una scalinata gigantesca che ora invece mi sembra piccola».

Il Metapontino, però, significa mare... «Ci alternavamo tra Montalbano e Altamura, andavamo al mare. Poi, intorno ai 7 anni ho avuto i reumatismi articolari e potevo andare al mare e fare solo le sabbiature. Non potevo fare il bagno e giocavo in spiaggia con i miei cugini».

Giochi che oggi non si fanno più. «Giocavamo alle 3- 5 pietre, raccoglievamo le pietre, le lanciavamo in alto e le dovevamo raccogliere, oppure giocavamo con i tappi della birra, con l'elastico. Allora non avevamo altre distrazioni, e quindi ogni cosa diventava un gioco. anche salire su un albero». 

Nei ricordi, però, immagino ci siano anche dei sapori... «Sì, mio nonno ci aveva indicato le piante della liquirizia e noi andavamo in campagna a sradicarle e succhiare la radice. Qualche volta sono sicuro anche di aver sbagliato pianta». 

Era un mondo pieno di colori e di sapori, quindi. «Si, rispetto ad oggi era tutto più naturale, oggi è tutto più asettico. Era un mondo normale ed i tempi erano più diltati. Poi, ricordo la fetta di pane bagnata con sopra lo zucchero. La sera, la cialda calda e lamattina lo zabaione che mi faceva mia zia Dorotea» 

La Basilicata è anche il luogo dei primi amori? «No. Sino a 16 - 17 anni pensavo solo a giocare a pallone, a scambiare le figurine, a giocare con gli amici. Poi a 18 anni ho conosciuto mia moglie Silvia e da allora sto con lei». 

Questi sono i ricordi che le sono rimasti nel cuore, quelli di un mondo che non torna più. «Si anche le modalità con cui accompagnavo nonne e zie al mercato, allora non c'erano i pacchi di biscotti c'erano i sacchi e li compravi a peso. Oggi queste immagini sembrano quelle di un mondo in bianco e nero, lontano anni luce». 

Un mondo e una terra che, però, continua ad amare. «Sicuramente non a caso dovendo scegliere dove prendere casa al mare pur vivendo a Milano, ho deciso di scegliere Policoro. È quello il mio luogo del cuore con Altamura. Pensi che io ho una bimba di 5 anni Caterina a cui ho fatto vedere i luoghi in cui la mamma e il papà sono cresciuti. Paesi come Montalbano ionico per quanto il mondo sia cambiato continuano a mantenere certe caratteristiche. Le persone fuori casa che parlano, non hanno un libro in mano, non hanno una radio ma sono felici».

di ANTONELLA INCISO 

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