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«Che divertimento quella tinozza sul balcone della zia»

INTERVISTA A: Michele Emiliano
Il piccolo Michele Emiliano, pur abituato alla «sconfinata spiaggia» barese di San Francesco alla Rena, quando mise piede tra la distesa di centinaia di ombrelloni della riviera romagnola, a Cesenatico, ebbe un momento di smarrimento. Era il 1966 e la famiglia del sindaco di Bari, da qualche tempo a Bologna per impegni lavorativi paterni, si concesse una vacanza in perfetto stile «boom economico», ma nel cuore rimaneva sempre «il mare di Bari, quello nostro. Tutto un altro sapore, altri odori». 

Emiliano allora aveva appena sette anni (il sindaco, nato nel 1959, ha compiuto da qualche giorno 51 anni), ma ricorda come fosse ieri il senso di smarrimento dell'essersi ritrovato all'improvviso solo «in mezzo al turismo di massa: mi persi sulla spiaggia giocando a pallone, da noi non sarebbe mai successo allora, anche al mare ci si conosceva tutti!». 

Sindaco, dopo qualche anno però lei tornò a Bari con la sua famiglia, e proprio durante l'estate del '69, quando aveva dieci anni. «Un'estate che passai all'insegna della libertà totale. Tutta la mia famiglia si sparpagliò nelle diverse case dei parenti in attesa di casa nostra ed io andai ad abitare a casa dei miei zii, in un attico in viale Unità d'Italia. Un quartiere che stava nascendo allora, e da lì, andare a San Francesco sembrava quasi un viaggio. Mia zia, che era tedesca, e quindi poco abituata alle restrizioni delle mamme meridionali, ebbe un'idea geniale: fece predisporre un vascone pieno d'acqua sul terrazzo e noi bambini sguazzavamo lì dentro da mattina a sera». 

Qual è l'estate che non dimenticherà mai? «Sicuramente quella del '92 e per motivi diversissimi tra loro, ma di uguale significato emotivo. Tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 la mafia uccise a Palermo due uomini eccezionali, due grandissimi magistrati, per me, due veri amici: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Da allora la mia vita non fu più la stessa, infatti il 20 luglio, il giorno dopo la strage di via D'Amelio, essendo magistrato antimafia, mi assegnarono una scorta che mi è stata accanto sino alla mia elezione a sindaco nel 2004. Quella però fu anche la prima estate che trascorsi con il mio piccolo Giovanni, a Rosamarina. Solo la sua vicinanza, vedergli muovere i primi passi nell'acqua del mare riusciva a consolarmi dalla perdita di due carissimi amici». 

E la sua più bella estate da sindaco? «Non ho alcun dubbio: questa! E il motivo è scritto nei sorrisi dei tantissimi baresi che incontro ogni giorno per strada. Siamo finalmente riusciti a restituire ai cittadini la spiaggia di Torre Quetta e questo è un risultato che mi riempie di felicità, è la più grande spiaggia libera d'Italia, e cercheremo anche di migliorare l'offerta, ma l'importante è stato liberarsi di quella minaccia di morte che incombeva nel nostro mare. Abbiamo mantenuto la promessa di offrire un luogo di vacanza anche a chi non può permettersi di andare fuori e anche d'estate rimane nella nostra bellissima città. Il sindaco, in fondo, è come la mamma, è felice quando vede i suoi figli gioire».

di MARIA GRAZIA RONGO 

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