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«Le nostre vacanze non erano in offerta speciale»

INTERVISTA A: Franco Cassano
La forza irradiante del sole, un cortile, un terrazzo. Le giornate che si allungano, e il tempo che si dilata, lento, e fa spazio alla pigrizia, ai giochi e alla fantasia. Finisce la scuola e la vacanza si apre davanti agli occhi, piena di promesse e di nuove occasioni di incontro. E, prima di ogni altra cosa, il mare.

Il sociologo Franco Cassano - anconetano di nascita ma fin dall’infanzia radicato nella vita barese - scorre nella memoria i fotogrammi delle estati che furono, frammenti di un film che si dispiega come un inno alla semplicità: «I miei ricordi estivi dell’adolescenza – racconta – sono principalmente ricordi di mare. E non solo per le esplorazioni subacquee e per le lunghe nuotate. Ma per il modo in cui si trascorrevano le lunghe giornate, dal sorgere del sole al suo declinare, gli uni accanto agli altri, accampati intorno agli ombrelloni oppure per ore e ore in acqua». 

Professore, un luogo in particolare? «La spiaggia di San Francesco, luogo nazional-popolare per eccellenza. Ho ancora davanti a me l’immagine di grandi aggregazioni familiari dove le donne troneggiavano e dirigevano tutto. Si arrivava lì con i filobus e poi si trascorrevano molte ore sulla spiaggia. Spesso le madri avevano portato il pranzo da casa oppure si andavano a comprare al bar delle focaccine rotonde o i primi ghiaccioli. C’erano quelli che giocavano per ore ai tamburelli, gioco che credo si sia perso con gli anni, mentre allora era molto diffuso. Era un mare collettivo, condiviso, di molti. Simbolo di un certo modo di vivere l’estate». 

Poi cos’è cambiato? «L’Italia degli anni Sessanta, quella dei miei vent’anni, è un paese che inizia a conquistare i consumi. Tutti cambiano stile di vita: la televisione sostituisce la radio, il frigo la ghiacciaia, le automobili i filobus. Irrompe il cinema con capolavori come la Dolce Vita o Il sorpasso. E irrompe la musica, che diventa colonna sonora dell’estate e dei flirt (un’altra parola inglese che si diffonde allora), un consumo di massa grazie anche alla diffusione dei JukeBox. È un momento di passaggio che ricordo bene anche per la sua influenza sul nostro modo di trascorrere le vacanze. Tra l’altro, erano anche gli anni dei primi fermenti intellettuali». 

Si dedicava molto alla lettura? «Ricordo di aver trascorso l’intera estate del 1965 in biblioteca, quando cominciai a lavorare per la tesi. Non c’erano fotocopie e per leggere i classici bisognava andar lì. A parte questo, a leggere ho cominciato a tre anni e mezzo e non ho più smesso. Ho letto di tutto, dai fumetti ai giornali sportivi, ai libri più impegnativi. La lettura mi ha accompagnato sempre, in qualunque stagione e in qualunque situazione. Ovviamente, durante le vacanze questo tempo si dilatava e c’era maggiore possibilità di scegliere i propri autori, oltre quelli conosciuti a scuola». 

L’Italia si è poi evoluta ancora? «In quegli anni la maggioranza delle persone trascorreva le vacanze nelle spiagge della propria città. Poi, grazie alle auto, si è cominciato ad andare più lontano, a scoprire altri luoghi. E lentamente è iniziata la privatizzazione dell’estate. Certo ci sono ancora le spiagge, che la sera diventano discoteche assordanti, ma prevale la ricerca dell’isolamento, di una nicchia in cui rinchiudersi. Un’esigenza di privacy e distinzione che ha portato alla diffusione della seconda casa. La corsa verso la privatizzazione corre parallela alla diffusione massiccia dei consumi. E quello stare accanto di strati sociali diversi, il nazionalpopolare, è scomparso». 

E oggi? «Leopardi sosteneva che bisogna diffidare della nostalgia dei vecchi, perché essi deprecano i tempi presenti, ma sono loro ad essere più fragili. Fatta questa premessa, non ho alcun dubbio: il nostro modo di trascorrere le vacanze è condizionato da un’offerta massiccia e soffocante, dai viaggi alla miriade di festival che invadono le nostri estati. Il divertimento è meno ruspante e tutto è stato già confezionato da altri. Prima era possibile la scoperta, adesso tutto è in offerta speciale».

di LEONARDO PETROCELLI  

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