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«In una masseria ho imparato a rispettare la natura»

INTERVISTA A: Francesco Schittulli
Ci sono ricordi «estivi» della propria infanzia legati a luoghi indimenticabili, racchiusi in una geografia intima degli affetti. E ce n’è uno speciale per Francesco Schittulli, presidente della Provincia di Bari e oncologo di chiara fama: un luogo con qualcosa di nostalgico e romantico, talmente speciale da averlo segnato per tutta la vita. 
«Questo luogo – spiega – si riferisce al periodo che va dai 5 ai 12 anni. Nei mesi estivi si ripeteva ogni giorno un rituale: mi recavo con mio nonno Vincenzo in una masseria di sua proprietà a Lama Cipriani, a una decina di chilometri da Gravina, dove sono nato. Si partiva alle 6,30 del mattino con la cosiddetta “sciarretta”, trainata dai cavalli: arrivati lì, io portavo i cavalli nella stalla e mi occupavo di vari lavoretti insieme al massaio e a mio nonno. Si faceva colazione con il latte caldo appena munto, servito in un tazzone che si chiamava u’ gravatt. E il pane di Gravina era il miglior ingrediente per le mitiche zuppe di latte». 

Cosa le è rimasto di quel contatto così profondo con la terra? «Ho imparato i valori autentici della fatica e della vita: la terra è in simbiosi con l’uomo e non lo abbandona mai. Ricordo però, come se fosse ieri, mio nonno piangere amaramente, un giorno, per la perdita di un intero raccolto di grano, a causa di un fortissimo temporale. Fu lì che compresi l’importanza delle piccole cose e il rispetto della natura». 

C’è ancora quella masseria? «Non è più di proprietà della mia famiglia, è in abbandono. Ma quando sono in zona ci passo sempre davanti». 

Poi, quando lei era 12enne, la sua famiglia si trasferì a Bari. «Ho frequentato il Liceo Scacchi, con mitici professori come il filosofo Cesario Rodi e il matematico Libero Amato Pensiero Puccio. D’estate si svolgevano le gare della staffetta 4x100 e io fui campione regionale per lo Scacchi». 

E il mare? «È sempre stato un elemento di purificazione che ha completato la mia iniziazione alla vita dopo la terra. Mio padre Angelo e mia madre Rosa mi portarono prima a Santo Spirito e poi, a 16 anni, alla spiaggia di San Francesco. L’estate era il periodo dei primi amori». 

Qual era la sua arma? «Era l’epoca dei juke box, dedicavo ad ogni ragazza una canzone. Uno dei miei primi amori era una ragazza che faceva la villeggiatura a Torre a Mare e io tutte le sere dei mesi estivi andavo da Bari a Torre a Mare in bicicletta. La sua canzone era Legata a un granello di sabbia, di Nico Fidenco». 

E quella di sua moglie Carmen? «Il cielo in una stanza cantata da Mina. Gli Anni ’60 sono stati davvero formidabili, i ragazzi di oggi si innamorano tuttora con quelle canzoni, compresi i miei figli Angelo, Giuliano e Roberto».

Com’è cambiata la sua estate con l’arrivo della professione medica? «Pochissime ferie, anzi ho sempre lavorato ad agosto. Interpreto la professione al servizio dei pazienti, soprattutto nei periodi in cui i medici scarseggiano». 

Un atto d’amore estremo per le donne? «Il rapporto con la terra mi ha insegnato l’attaccamento alla vita. E da quando sono senologo, devo tantissimo al mondo femminile. Il mondo delle donne è più nobile e forte di quello maschile. È la loro grande forza interiore che ci guida ogni giorno».

di LIVIO COSTARELLA 

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