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«Che nostalgia quei locali notturni sul Lungomare»

INTERVISTA A: Romeo Paparesta
La sua passione per il calcio è cominciata nei pomeriggi assolati dell'estate barese dei primi anni Cinquanta, tra ginocchia sbucciate e sudore delle interminabili sfide tra ragazzini, nei cortili della palazzina 43 e quelli della palazzina 43a di corso Italia: «Le palazzine dei ferrovieri, nelle prime vivevano le famiglie dei dirigenti, nelle altre quelle dei macchinisti». 
Estati che Romeo Paparesta, 66 anni, ex arbitro e dirigente arbitrale, con 130 direzioni all'attivo in serie A (oggi opinionista calcistico in tivù), non dimentica, perché «non si trattava semplicemente della soddisfazione di tirare quattro calci ad un pallone, ma ne andava dell'onore dell'intera palazzina che poi viveva di rendita per l'intero inverno!» 

Le estati infantili all'insegna della passione calcistica quindi, e il mare? «Andare al mare era un vero e proprio rito – racconta Paparesta (padre di Gianluca Paparesta, ex arbitro internazionale, oggi assessore al comune di Bari) – che cominciava la mattina presto nella cucina della mamma con tutte le prelibatezze culinarie tipiche del nostro tempo. E così il viaggio da corso Italia fino a San Girolamo, per raggiungere la spiaggia di San Francesco alla Rena, era accompagnato dall'indimenticabile profumo della frittata, o della parmigiana, che si diffondeva in macchina e per noi bambini era una promessa di grandi scorpacciate che seguivano le infaticabili nuotate». 

Paparesta, e poi crescendo? «Crescendo la spiaggia di San Francesco è stata sostituita da quella del Trampolino, perché c'era la piscina, per noi una grande novità, era come andare in vacanza in un'altra città pur continuando a sentire i nostri odori e i nostri sapori E poi sono arrivate le stagioni dei locali sul mare che diventavano dei veri e propri punti di riferimento serali per i giovani della nostra generazione. Ricordo il bellissimo “La Sirenetta a mare” tra l'attuale Torre Quetta e San Giorgio, dove proprio d'estate, il 27 luglio del '68, ho festeggiato il mio matrimonio». 

Un locale che non esiste più. «Sì, come altri locali sul lungomare di Bari, è stato abbandonato e oggi non ve ne rimane traccia, ma le assicuro che sono posti che hanno caratterizzato un'epoca in questa città e sarebbe bello riuscire a ristabilire quelle stesse sensazioni, come i primi amori e le amicizie vissute a due passi dal mare». 

Tornando al calcio, qual è l'estate barese che non dimenticherà mai? «Sicuramente quella del '90, quando tra giugno e luglio lo stadio San Nicola fu uno degli stadi dove si disputarono le partite dei mondiali di calcio “Italia 90”. A Bari arrivarono colleghi arbitri da ogni parte del mondo ed io allora fui designato responsabile del gruppo arbitrale. Insieme all'emozione di vedere la nostra città alla ribalta internazionale, fui felicissimo di far scoprire la nostra terra ai colleghi. Le pause dal lavoro si risolvevano in instancabili tour per la provincia, dalle Grotte di Castellana ad Alberobello, passando per un tuffo nel nostro splendido mare, e non mancavano pranzi e cene nei ristoranti caratteristici della zona, che gli amici arbitri ancora ricordano con piacere».

di MARIA GRAZIA RONGO 

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