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«Quel'enorme gelso che non c'è più a Santo Spirito»

INTERVISTA A: Corrado Petrocelli
Bari - Il Rettore Corrado PetrocelliQuell’enorme e meraviglioso albero di gelsi non c’è più, ma nella mente di Corrado Petrocelli, Magnifico Rettore dell’Università di Bari, è l’angulus ridet della propria infanzia, un luogo della memoria vivo e profumato in cui ritrovare uno spicchio di felicità. «Quando ero molto piccolo – spiega Petrocelli – ero solito, durante l’estate, andare con i miei in una zona nei pressi di Santo Spirito. C’era un viottolo che portava direttamente al mare e accanto ad esso quest’albero imponente e suggestivo. Era una visione talmente bella che ispirò la fantasia di qualche pittore locale. Un giorno mio padre tornò a casa con un olio che ritraeva l’albero di gelsi. Lo conservo tuttora gelosamente come una delle cose più care». 

Lontano dalle carte e dalle tante questioni che riguardano l’Università, Petrocelli rievoca con piacere l’estate barese di quando era bambino, a cavallo tra gli Anni ’60 e ’70. «All’età di 5-6 anni mi incamminavo prestissimo con mia madre in un lido del quartiere Fesca: ci restavamo sino a mezzogiorno, quando arrivava la maggior parte dei baresi. Un appuntamento irrinunciabile di metà mattinata era però l’arrivo delle caratteristiche focaccine, tonde e caldissime». 

E quando diventò adolescente? «Si andava a San Francesco o al Trampolino, ma anche nella zona di Torre a Mare: qui si concludeva spesso la giornata con l’ottima pizza che sfornava uno dei pochissimi locali che si affacciava sul mare. Allora avevo una gloriosa Fiat 850». 

Andava anche a pesca con gli amici? «Un giorno ci organizzammo dalle 4 del mattino per la pesca del polpo: le esche erano zampe di gallina e granchi. Riuscimmo a pescare un polpo di notevoli dimensioni e diversi frutti di mare, ma sulla via del ritorno, il polpo cominciò a sgusciare via: nel tentativo di bloccarlo, si rovesciò la barca. Risultato: perdemmo tutto!» 

E con la lettura in spiaggia come andava? «Non bene, infatti preferivo la montagna o la campagna, soprattutto per leggere. Ho trascorso lunghi periodi ad Alberobello e ricordo di aver dedicato agli scrittori russi un’estate intera». 

È cambiato qualcosa nell’organizzazione estiva delle famiglie baresi? «Allora mi colpiva l’organizzazione di interi nuclei familiari. Quelli che incontravo la mattina in spiaggia, di sera avevano una doppia opzione: la sosta sul lungomare o nelle arene cinematografiche all’aperto. All’Arena Giardino assistevo a qualcosa di incredibile: alcune famiglie avevano un patriarca ben riconoscibile e sostanziavano in quantità inimmaginabili di cibo la fine della giornata. Il vero spettacolo non era il film, ma la maniera in cui traballavano le sedioline di ferro sotto i colpi di enormi teglie e ruote di focacce, il tutto innaffiato da diversi litri di vino». 

Da quando lei è Rettore l’Università rimane aperta anche d’estate. Cosa può cambiare rispetto a prima? «Lotto da tempo per far vivere questo luogo anche d’estate. Mi piacerebbe tornare a realizzare dei concerti nel Chiostro, eliminare le macchine parcheggiate all’interno, far brulicare di vita i cortili dell’Università, in cui possono ritrovarsi i professori con gli studenti o si possono organizzare mostre, esposizioni ed eventi culturali. L’Università non dovrebbe chiudere mai e aprirsi a qualsiasi appuntamento culturale». 

di LIVIO COSTARELLA

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