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La vita è tutta un rifiuto Mingo, Spugna e Selvaggi: pattume cosa più preziosa

La vita è tutta un rifiuto Mingo, Spugna e Selvaggi: pattume cosa più preziosa

Da più parti, con andamento ciclico, si levano grida sulla questione rifiuti. Ci giungono percentuali dei quantitativi prodotti pro capite e per comune, con plausi e condanne. Tema di discussione di «Attenti a quei tre», la rubrica del giovedì con Mingo De Pasquale, attore e conduttore tv, Spugna, il suo cane omnisciente, e il giornalista Alberto Selvaggi.

MINGO: Che fièto.

SPUGNA: Papà, si dice fetore. Fièto è espressione gergale e circoscritta nel triangolo di poche discariche che rigurgitano. In questi giorni soprattutto a Bari, dove s’è pure allagato il centro di conferimento della differenziata, prima in Salento, Foggia, Taranto, già sommersa dal catabolismo industriale, Brindisi, lungo le distese lucane è tutto un pianto di liquami. Si elencano paesi ligi alla raccolta differenziata che poi ritrovi luridi, s’additano città inadempienti in teoria ma di fatto meno insozzate.

SELVAGGI: A me invece piace il termine, «schifitura», va bene?!

MINGO: Veramente, temo che il mio cagnolino saputo rivolgerà un appunto anche a te. Anzi, dovresti fargli stigmatizzare l’errore sùbito, dato che i nostri testi li scrivi tu.

SPUGNA: Schifitura in italiano non esiste.

SELVAGGI: Ecco: così ho compiuto il mio dovere di scudiero della lingua per bocca di un altro, attore, che si appellava a un altro ancora che ha testé parlato, cane dal grugno preso a padellate. Mi sono condannato a una triplice rappresentazione di personalità.

MINGO: Mi sento un rifiuto solido.

SPUGNA: Pulverulento, non pulverulento, liquido o fangoso palabile?

SELVAGGI:Tutto è rifiuto nel suo trasformarsi. Le bellezze, le fortune, gli imperi e le delizie gastronomiche, così che ogni atomo venga destinato nel tutto ad altra parte. Per questo oggi il rifiuto, mania degli ultimi anni, è diventata la cosa più costosa. Preziosa. Come lo sterco del diavolo.

MINGO: Una pippa pseudo-filosofeggiante per dire che la maggioranza delle province affoga nel pattume, ci specula e sborsa, criminalità non esclusa. Nel capoluogo, mai sporco come nelle ultime amministrazioni, c’è gente pronta a marciare contro il Municipio armata di Ddt e di scope.

SPUGNA: Temo che pochi, compresi voi due, conoscano il sistema che dai sacchetti di casa porta al riciclo dei primordi. Ogni tipologia di rifiuto ha un codice a sei cifre. Ci sono poi i solidi urbani Rsu, gli urbani pericolosi, Rup, gli Rs speciali immessi in scansioni telematiche per chilogrammi dai comuni.

SELVAGGI: Sono 955.557.957,00 in Puglia da giugno a agosto.

MINGO: Alberto, non ti mettere con Spugna...

SPUGNA: No! È inesatto. Il calcolo della percentuale della differenziata, su metodo Ispra, si riferisce ai 15 Ambiti territoriali ottimali, in cui per gestione è stata suddivisa la regione. La raccolta dei rifiuti solidi urbani dà un 32,558 per cento di differenziata, ma si tratta di dati trasmessi dai 258 centri, non verificati al millesimo dalle Determinazioni dirigenziali ecotassa.

SELVAGGI: E chi se ne fotte del millesimo, dannato incrocio tra Marta Flavi e un nano di coyote!

MINGO: Ti avevo avvertito.

SPUGNA: Le uniche cifre sicure riguardano il periodo settembre 2013 agosto 2014. La Puglia è salita al 32,3 per cento e l’andamento, soprattutto grazie al porta a porta, secondo gli analisti pugliesi è in aumento ulteriore. Lecce fa schifo con il 22,60, Bari fa pena con il 25,81, Foggia è al 28,5, al 29,05 il Tarantino, Bat 39 per cento e il Brindisino campione con il 48,44 per cento. Noi cani contribuiamo per istinto a un processo avviato dai padroni.

SELVAGGI: Il risvolto marginale ripugnante delle «cacche dei cani per le strade». Spugna, tu sei l’ultima person… l’ultimo cane a poter parlare. Ti ho visto evacuare, anzi, ponzare bellamente in via Sparano a Bari senza dar conto a nessuno. Perché a voi animali, in particolare a quelli scorfaneschi brutti, nessuno ha insegnato a utilizzare toilette e bidet. Ho ancora stampigliata negli occhi la scenetta del proseguo orrido: tua madre, Corinne Martino, moglie di Mingo De Pasquale, che ti netta il sederetto a imbuto con le salviette all’aloe dopo la defecazione.

MINGO: Spugnetto bimbino nostro è più educato di certe bestie che non latrano e buttano la indifferenziata nel bidone della plastica.

SPUGNA: L’ambiente è il business della nuova era, come l’immigrazione. Scarti corrosivi, teratogeni, mutageni, e scarti umanitari classificati per razze, espulsi dagli equilibri mondiali di forze. Ma senza tracciabilità ordinaria.

SELVAGGI: L’escreto è l’Uno, il molteplice serve a ricominciare. Alla fine arriveremo al badge innestato nelle guance per registrare gli sputi non biodegradabili. All’Occhio Tetro della Dittatura del Pattume che con il telecontrollo scruterà il consumo della carta igienica. Finché perfino alle pecore che pascolano ancora benedette in Basilicata, terra di sogni, imporranno il tesserino per pesare nei bidoni l’escreto dell’erba e delle margherite che ruminano.

MINGO: Tu odi questo andazzo, vero? Ti sento molto avvelenato. Per questo ti buttasti nel cassonetto tempo fa davanti ai fotografi contro la raccolta differenziata?

SPUGNA: Eh eh eh!, bel colpo papino.

SELVAGGI: Io? Ma che, scherzi? Vuoi che lanci questi messaggi di inciviltà ai lettori? Non ero io. E se era io quell’io che menzioni ero come lui, intendendo altrui.

MINGO: Mah… Io ricordo che facesti proprio una figura fetente nel vero senso. Poi, in pieno centro chic di Bari. Una specie di «performance futurista» da puzzone. Forse mi sbaglio, ma quel sedere fuori dal cassonetto ricordava molto la tua espressione. E le gambette rachitiche per aria mentre a testa in giù nel vano boccheggiavi tra i rifiuti erano fasciate dai pantaloni che pagasti a prezzo pieno due giorni prima dei saldi, i Rifle, credo, o roba del genere…

SPUGNA: Papà, sta mentendo! Ricordi benissimo, invece: il 13 settembre 2014 questo cerebroleso, vestito da fichetto, si buttò a testa in giù nel cassonetto mezzo pieno sotto a casa sua. La «Gazzetta» lo mise pure in prima pagina con foto: «Giornalista si butta nel cassonetto contro la differenziata». Ora nasconde il pugno perché percepisce il biasimo.

SELVAGGI: Brutto cane sgorbiato..! Ti stacco il collo tozzo da barattolo di pelati!

MINGO: Alberto lascia stare Spugna!, lo stai ammazzando è diventato lilla!

SPUGNA: Glglgrglh..! (versetto di soffocamento con espressione da fesso).

SELVAGGI: Meglio lilla che mezzo negro e mezzo ariano, cioè nero e bianco com’è… E va bene! È vero, mi catapultai nella cloaca: e allora?! Che me ne frega?! Eeèh?!

MINGO: Mica ti stiamo a processare. Solo per capire perché.

SPUGNA: Miumiu miugnu… gnugnu… (questo sarebbe il piantino di quel cucciolo fottuto di boston terrier, probabilmente il più brutto mai partorito con cesareo).

SELVAGGI: Boh? Lo ignoro. Non so molto di me.

MINGO: Così, quindi. A cacchio!

SPUGNA: Su Musobook, il Facebook canino, o da un tg di Bautube, appresi che Selvaggi, squallido e vile, si era munito di guantini e mascherina, ma si sentì male lo stesso e venne afferrato due volte dai fotografi mentre franava totalmente nel cassonetto. I giorni seguenti tutti lo salutavano mimando facce di schifo e tappandosi il naso. Ebbe la nausea per un giorno. Fu la protesta di un irresponsabile che sputa abitualmente le chewing-gum dalla macchina in corsa sfiorando le vecchiette. Era un giochetto che faceva già prima di diventare impotente e di innestarsi il catetere, pazziando in auto con Toti & Tata, il duo di comici.

SELVAGGI: È falso. Fingevo. Credo.

MINGO: Ah, ecco perché Tata, cioè Antonio Stornaiolo, attore, il «bravo presentatore» di Renzo Arbore, ha invitato me, ma te mai, nel quiz show che ha condotto in estate su Telenorba e Teledue, E buttati!. Perché sei diseducativo. E non soltanto in questo, permettimi, Alberto.

SPUGNA: Certo! Una trasmissione meritoria, di sensibilizzazione alla differenziata, al riciclo, all’ambiente, biodiversità rurali, ideata da Stornaiolo per la Comunità europea e per la Regione Puglia, in un bellissimo studio color smeraldo. Un esempio di come si può educare divertendo e senza mettersi in cattedra. Non a caso Tata nelle puntate ha più volte mimato proprio lo «spùt!» di Selvaggi: «Ecco cosa non dovete fare, ragazzi!». Sopportava gli scaracchi volanti dell’amico soltanto perché lo aveva convinto a fargli da autista per mesi, mentre si sbaciucchiava sul sedile posteriore con la fidanzata. Lo Stornaiolo, allora povero in canna, non possedeva macchina.

SELVAGGI: L’abbaiante deformato si sbaglia. Tata non mi ha invitato a E buttati! perché temeva rivelassi che già da giovane aveva le vene varicose. Adesso ha un trombo.

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