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Da McDonald’s vista sul ventre nero di Bari
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - E sei venuto qui, tutto sommato, per fare i conti, per entrare nel ventre di questa sporca città, diventata di moda da un poco di anni, citata dai nordisti fottuti più che da quelli che vivono qua.

Piantato su questi seggioloni che sanno di pelle e che sono di plastica, qui con la vetrata del McDonald’s davanti, col tuo panino fra i denti, quello da un euro che sa di Londra, il classico, dato che il McVeggie, «I’m lovin’ it», «il nostro primo burger vegetariano», non ti è piaciuto. A guardare il mondo senza farti da parte. Con la tua solitudine, se una solitudine ti è stata assegnata. A esplorare, a bearti magari di un’umanità che non crederesti vera se non ti sfilasse sotto il naso là fuori, notte, ore 23.40. A pochi passi, dove tutto è triste, piange come tutto quello che se ne va.

Questo significa la Stazione Bari Centrale. Questo ti racconta piazza Aldo Moro, anche se suonava meglio la piazza Roma del Duce. E tu sei qui che mastichi e guardi, mastichi e guardi la gente che da queste parti trovi in tutte le salse. Maionese, pesto rosso, ketchup sparati fra le natiche di un burger di questo McDonald’s del cavolo.

Di là in piazza Umberto le divise solcano la marmaglia per riconquistare due cespugli e un cavallo. Ma nello stomaco di Bari, dove defluisce ogni cosa e dove tutto si elabora, esofago, intestino, retto che evacua, non vedi un poliziotto manco a spararlo. E quanti vorresti che ne sparasse. Non vedi un carabiniere; e quanti vorresti che ne sbudellasse. Anzi no, ecco sotto la luna sfocata un caramba stellato che parla con quattro facce sciancate. «Se la prendono – dice – sempre con i poveri disgraziati». Di’ quel che vuoi, carabiniere. Pensa ciò che credi. Noi, cani d’asfalto, continueremo a guardare oltre questa vetrina di McDonald’s nella notte come si fa fissando il mare.

Due piazzette, due strade, le saracinesche decadenti che parlano le parole dei graffitari e ti fissano atone. Ma tu sei felice. Sì cazzo se sei felice: perché sai che questa è la vita, che la vita è ciò che in piazza Moro ti passa davanti. E, brutta che sia, la trovi fantastica. Sì che è fantastica.

Su una panchina c’è un tizio con i capelli rossi rasati che dorme a pancia all’aria sotto gli occhi degli angeli. Ubriaco? Drogato? Fallito e basta? Non lo sai. Si potrebbe ammazzare. Potrebbe ammazzare. D’altronde proprio sotto ai suoi piedi un immigrato è stato sgozzato. Amen.

Risse, coltellate, lerciume, coca, pallette, hashish, marijuana. Molestatori, ceffi, ubriachi, resti di pizza e birre svuotate. Le sentinelle nere con gli smartphone sono in perenne comunicazione swahili. Marocchini, rumeni, georgiani. McDonald’s è tutto, ragazzo. Per questo c’era la coda fino a mezzora fa. Diamine, ma nessuno segue la coda. C’è la dark proletaria dai seni damascati, un tipo basso glieli tocca da dietro abbracciandola, è il suo ragazzo. Ci sono minorenni con orecchini alla Maradona, uno ha una gota sfregiata, forse il padre lo ha scaraventato contro il paraurti di un’auto per educarlo al dolore e alla violenza, che sono la stessa cosa. Nel drappello c’è pure un indiano conciato da rapper, e arriva un biondino con una giovanissima, terribile madre. E poi nel McDonald’s entra un uomo solo e malato, entrano ragazze che fanno comitiva qua, entra uno che non vende nulla se non l’anima che s’è guadagnata. E una ragazzina in completo optical di fattura cinese che origlia ciò che dici al cellulare. E capisci, senti che questo è il ventre di Bari, il ventre vero del mondo, perché ognuna di queste persone è una massa di fegato, di viluppo tenue e un poco crasso, e mangia, e scarica, e mangia e scarica.

E sei là che fissi il nero che passa, le persone che passano, perfino gli scooter che passano in divieto lungo quel primo, butterato, miserabile isolato di via Sparano. E capisci che – fottuto mondo, fottuta Bari – sei rimasto l’artista di sempre. Anche se sei un bancario con il treno in ritardo. O un ex dipendente Fastweb licenziato. O un informatore del farmaco da comparaggio. Artista oggi, ieri, domani, tu che bevi la vita con l’arte, e per questo, accidenti, giuri che al McDonald’s ogni notte, tutte le notti, da questa notte non mancherai mai.

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