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La «Candelora» per sperare di rimanere... nell’inverno

La «Candelora» per sperare di rimanere... nell’inverno

La «Candelora» per sperare di rimanere... nell’inverno

 
rossella palmieri

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rossella palmieri

La «Candelora» per sperare di rimanere... nell’inverno

La sete d’acqua dell’intera provincia

Domenica 02 Febbraio 2025, 11:39

“Col giorno della Candelora dall'inverno siamo fora; ma se piove o c'è vento, siamo ancora dentro l'inverno”. C’è della sapienza agreste in questo antico detto che si cuce addosso alla Capitanata, che le tradizioni agricole le ha nel sangue. Quest’oggi, quindi, si celebra una festa che è chiamata a illuminare: il popolo riceve in chiesa ceri benedetti che vengono accesi e portati in processione per essere poi conservati nelle case. L’antica ritualità si è quasi del tutto persa, ma nondimeno questa giornata è un momento di riflessione nella sua variante laica e cristiana. Laica perché riprende l’antica usanza pagana dei lupercali e delle fiaccolate connesse; cristiana perché le fiamme delle candele accese si rifanno alla luce della Presentazione di Gesù nel tempio, luce chiamata a propagare altra luce. A Foggia e nella provincia, nel tempo, è stata celebrata con un fiorire di detti che chiamano in causa la vita in campagna e il ciclo delle stagioni: “se p'a Cannelore ne chòve 'u virne se ne more”, e cioè “se nella Candelora non piove, l'inverno muore”. Avremmo un bel dire, oggi, delle piogge assenti o, quando presenti, poco o nulla veicolate in dighe che dovrebbero garantire acqua per tutti, e mai emergenza può definirsi più drammatica. Quanto all’aspetto propriamente agricolo, come non rivolgere un pensiero agli agricoltori la cui protesta ha il sapore dell’emergenza, idrica appunto, ma anche dell’aumento del prezzo del grano e di quanto occorre affinché la terra continui a produrre frutto. Molti agricoltori, stremati, stanno pensando di chiudere le loro aziende, il che significa mollare tradizioni, sacrifici, economia. Non è il solo comparto a lamentare una sofferenza; anche i pescatori rivendicano maggiori diritti per tutelare il lavoro in mare. Non è forse casuale che anche i pescatori di Manfredonia si siano idealmente uniti agli agricoltori in una rete di fattiva solidarietà che si spera possa portare a efficaci e rapide risposte. Sarebbe proprio il caso di augurarsi che il 2 febbraio sia il punto a partire dal quale nuove luci di speranza si accendano su questi comparti in crisi e su un’emergenza idrica di cui si parla da mezzo secolo senza che mai sia stata presa una decisione forte e definitiva. Non è colpa del cambiamento climatico, insomma. Alle categorie interessate, dunque, non resta che rivolgere un pensiero di ‘luce’ alla causa. I giorni della merla sono appena alle spalle, e dentro o fuori dall’inverno che sia, “ha da passà 'a nuttata”.

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