Capita a tutti di tradire o esser traditi. Il linguaggio di trivio attribuisce appendici ossee frontali a coloro che, da parte dell’amato bene, non hanno l’esclusività delle attività ludiche derivanti dalla passione. Quanta slealtà tra le lenzuola di ogni tempo e latitudine! Se ne immaginate tanta, gentili lettori, siete in errore: è assai di più. La fellonia derivante da dolo, invece, non ha nome specifico. Ciò è dimostrato dal fatto che il più rinnegato tra i rinnegati non ha qualifica; al punto che per ricordarne gli epigoni è stato necessario stigmatizzarne il nome: Giuda. Giuda lui e tutti voltafaccia come lui. A sfruculiare la memoria, però, parecchi esempi emergono, malmostosi: Patty Pravo cantò: «Pazza idea di far l’amore con lui, pensando di stare ancora insieme a te»; nella ‘Cavalleria rusticana’, Santuzza gettò un anatema su Compare Turiddu: «A te la mala Pasqua, spergiuro!»; Eschilo etichettò Elena «Donna dai molti uomini», attestazione infallibile che contribuirà alla guerra di Troia. I tradimenti fanno ingenti danni. Sovente insanabili. Perché nel tradimento si nasconde la perfidia di chi sceglie, topizzato nell’ombra, ciò che conviene alla lealtà. Viviamo un’epoca in cui avvantaggiarsi esclude qualsiasi scrupolo. E anche i moralisti in servizio continuativo fanno fatica a sotterrare quel pizzico di malevole invidia per non essere al posto di chi, per becero interesse, cambia bandiera. Gli austeri integralisti puritani contemporanei sono scarsamente credibili. Tutti, qualsiasi veste indossino: sia quella lisa dei filosofi, sia quella abbacinante dei pastori di anime. Tutti costoro sono per niente ascoltabili. Nemmeno chi induce e seduce al tradimento è tenutario di grave colpa. Il serpente tenta la coppia dell’Eden, la ammalia, la incanta, la adesca, la lusinga, la alletta… ma è Adamo a cogliere la mela, offrendola a Eva. Insieme, i due, mangeranno il frutto proibito, tradendo la fiducia di uno permaloso come l’Onnipotente che, giustamente, scatenò su di loro l’ira di Dio. L’attore protagonista di ogni tradimento è chi compie quel passo; le condizioni che lo hanno portato a tale gesto rappresentano misere, infantili giustificazioni. Chi tradisce sa di farlo. Non fermandosi davanti allo spettro delle conseguenze, manifesta il suo animo corrotto. È facile che il serpente del Paradiso Terrestre sapesse di tale predisposizione. Era certo che l’offerta della mela avrebbe trovato successo. C’è un’altra mela, nell’immaginario collettivo: è quella avvelenata, destinata a Biancaneve. Son strani i parallelismi tra le storie millenarie: sembran distanti, ma da serpente a strega cattiva è un attimo.
La lunga scia dei vantaggiosi cambi di rotta
Domenica 17 Novembre 2024, 10:23












