Quando Mimmo Vestita ha aperto il portone anonimo che aggetta leggermente su Via Crispi, 63/a a Grottaglie, mi si è fermato il cuore per l’emozione. Quello straordinario luogo di passaggio, così incognito visto dall’esterno, conduce in luogo altro, in una dimensione diversa in cui anche il tempo e lo spazio assumono forme e significati eterogenei. Mimmo Vestita, da consumato anfitrione, mostra la sua casa-museo a chi, come me, fatica a credere a ciò che vede.
Dai pavimenti di età romanica al vasellame perfetto di origine ellenica, dalla cripta policroma sacra ai Templari alle cisterne svuotate d’acqua ma piene di antiche meraviglie conservate in modo impeccabile, dal curatissimo giardino mediterraneo ai manufatti provenienti dalla ‘bottega’ di ceramisti di famiglia (con Mimmo bisogna nominare Antonio, ingegnere, miniaturista e artista riconosciuto, e Carmelo che, a 76 anni, ancora modella l’argilla usando il tornio e le mani).
Mimmo Vestita, da posato settantenne dai modi pacati, tutto racconta e tutto spiega a proposito dell’immobile che comprò negli anni ’90 e, quasi fosse una missione di vita, portò a splendore impegnando sei lunghi anni, pieni di sacrifici e sorprese. Io stavo ad ascoltarlo mentre, aiutato da certi amici luminosi, davo soddisfazione a un cabaret di panzerotti, perché se non di sola cultura vive l’uomo, figuratevi il sottoscritto.
Ma, tra un panzerotto e l’altro, pensavo alla calca estiva di questa domenica d’estate provocata da chi visita i nostri luoghi e crede che siano fatti solo di lidi dai servizi costosi, pizzerie melodico-napoletane, zanzare corazzate, più caldo, rumore e fastidio. Si svegliassero i barbari del turismo predone: dalle parti nostre esistono luoghi come «Casa Vestita», dove il sortilegio della bellezza incanterebbe anche lo zotico più becero.
















