Giovedì 29 Settembre 2022 | 02:59

In Puglia e Basilicata

Punti di vista

I morti in piedi che sanno parlare

I morti in piedi che sanno parlare

Sono i nostri amici. Sono ciò che resta. Sono ciò che vedremo.

04 Settembre 2022

Alberto Selvaggi

Sono i nostri amici. Sono ciò che resta. Sono ciò che vedremo. In piedi, pur morti, nelle loro teche bianche che sanno di campagna della chiesa secentesca Santa Maria del Suffragio, detta del Purgatorio, a Monopoli. Con le mascelle aperte a cogliere esali d’aria, con i nomi sulle etichette deposte ai piedi mummificati. Notaio Giuseppe Tria, evaporato come nulla il 20 marzo 1832: «Presente». Notaio innominato classe 1829. «Presente». Marianna Laporta, che fosti maschio in realtà. «Presente». Giovanni Amata Giaquinto da Caserta, 1793, governatore di Monopoli. «Presente». Antonia Minelli, semplice devota allineata come i pari della Confraternita di Nostra Signora del Suffragio secondo data del decesso, 1792, in senso orario. «Presente». Gennaro Mastropietro, 16 gennaio 1786. «Presente». Onofrio Longo, 15 gennaio 1786. «Presente». Cesare Longo, 1° gennaio 1776. «Presente». Pietro Insanguine, che saresti in realtà altro Insanguine, morto il 2 dicembre 1772, magari. «Presente». E tu là dall’altra parte, accanto alla finestra, sospesa come un quadro, Plautilla Indelli di Francesco, infante imbalsamata a due anni, e non conservata per disseccamento naturale negli scolatoi della cripta e poi nel sepolcreto del giardino privato come gli altri. «Assente». Ma esistente. Amen.

Si dice così da queste parti, pressi Cattedrale, in una città regia e vescovile dal patrimonio tale che viene da pensare che i monopolitani abbiano costruito chiese d’arte invece delle case. Questi spiriti essiccati hanno firmato un atto testamentario per finire blindati dietro ai vetri per la grazia di quattro chiodi cristiani, quattro come i teschi agli angoli della botola a piè dell’altare, quattro quante le vele sovrastanti, quattro le teste scarnate sulla balaustra, commiserate da Maria Addolorata che tiene ben conficcata in cuore l’estasi del suo pugnale. Sono persone che parlano senza parlare. Contano visitatori abituali non soltanto tra i componenti della confraternita custode di questo regno di purificazione purgatoriale. E figli visionari che hanno maieuticamente educato. Fermi nella loro assenza per la nostra presenza. Espurgati dalla vita che ci possiede e non possediamo, che ci divora attraverso il respiro mano a mano. Liberati dal peso del sangue e dal pulsare involontario degli organi che hanno avuto la forza di ripudiare. Carcasse di cani affamati nelle cui orbite si estende la bellezza del destino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725