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Ecco la crapiata, simbolo di comunità

Ecco la crapiata, simbolo di comunità

La crapiata a Matera

14 Agosto 2022

Mariateresa Cascino

Ciclicità della natura, riti collettivi, economia della condivisione: c’è una ricetta della tradizione materana che condensa gusto e cultura contadina, sapori antichi e comunità e restituisce valori da promuovere a livello universale. È la crapiata, zuppa di legumi e cereali ricca e appetitosa. Rappresenta una specialità antica tipica del materano che dovrebbe essere subito certificata nel registro delle denominazioni comunali di eccellenza enogastronomica perché assurge a simbolo storico della comunità che sa ritrovarsi unita e coesa nel nome della cittadinanza solidale.

Tra fine luglio e inizi di agosto gli antichi rioni di tufo e il Borgo La Martella celebrano la crapiata con cene di comunità sempre meglio allestite, e ci ricordano che un tempo quello era il piatto della ricompensa, frutto di uno sforzo collettivo che vedeva le donne materane raccogliere in un pugno della mano ciò che era rimasto del raccolto dell’anno precedente. Ogni manciata offriva grano, ceci, fagioli, lenticchie, cicerchie, fave da mettere a bagno per tutta la notte a fuoco lentissimo con acqua e sale, per poi essere gustate in un rito collettivo accompagnato da balli e bevute fino a conclusione dell’anno lavorativo celebrato nel giorno di ferragosto. Non solo è vegana, ricca di proteine e sana, ma chicco su chicco l’antico piatto materano rappresenta una mescolanza democratica di elementi diversi che contribuiscono alla sua ricchezza e al suo gusto, alla sua energia potente e ricostituente, e a ricordarci che senza la pluralità non esiste evoluzione.

Questi semi di bontà oggi passano dal palato e arrivano nella coscienza collettiva con cucchiaiate di saggezza popolare.
In tempo di campagna elettorale a coloro che intendono guidare le comunità dovrebbero essere somministrati grandi dosaggi di crapiata. Ai capipopolo che costruiscono muri invece che ponti, a quelli che respingono i diversi, di colore, sesso, etnie, a chi semina rancore e provoca fratture con i vaffa, per rieducarli all’economia della condivisione e renderli parte attiva di un progetto di recupero collettivo la crapiata dovrebbe essere prescritta come ricetta della cura individuale e di comunità.
Anche la maxi crapiata proposta durante l’inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura, con un pranzo da record dove sono stati generosamente offerti dai nostri agricoltori più di 5000 piatti alla comunità ci ricorda il suo valore immateriale legato alla cultura del vicinato e all’economia della condivisione che altro non è che la donazione delle nostre diversità a beneficio di tutti. Allora buon ferragosto e buona campagna elettorale con più crapiata per tutti.

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