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Punti di vista

La caccia al tesoro dell’archeologo-sub

La caccia al tesoro dell’archeologo-sub

07 Agosto 2022

Luisa Ruggio

Chiamatelo Angelo. Sembra uscito da un racconto di Melville. Forse perché tra lui e il mare non ci sono filtri. O forse perché il mare è uno dei suoi progenitori, ha imparato ad averne rispetto quando era un bambino al varco dei primi tuffi dalle falesie che scopriva con suo padre. Ma da grande, non è diventato soltanto uno straordinario nuotatore innamorato delle vertiginose profondità del grande blu, ha preso i voti diversamente sacri poiché il suo non è solo un mestiere, è un romanzo in stesura costante, in che altro modo può essere immaginata la vita di un archeologo subacqueo? Questo Indiana Jones salentino, indagatore del nostro Mare Magnum, Angelo Cossa, è un cercatore di segni ventimila leghe sotto i mari che ad agosto dicono troppe fotografie di spiagge affollate come raccordi anulari nelle ore di punta, per cui, va capito, è uno degli ultimi romantici e discendenti di Ismael e Achab.

A differenza dei due personaggi più amati del capolavoro di Melville, non si aspetta di trovare Moby Dick, bensì un tesoro di resti, anfore, relitti, graffiti navali del Salento, le storie scritte sui muri emersi e sommersi, le tracce lasciate dai marinai, quelle forme di antiche navi incise sulle pietre delle grotte, nelle segrete equoree. Un mondo che non fa rumore sotto il mare e si lascia scandagliare da chi è un professionista della ricerca e dell’avventura. Nel mese più sospeso dell’anno, viene in mente il silenzio di cui è capace il più grande strumento musicale della terra: il mare. I suoi spartiti sono antiche rotte, la Storia ricostruita attraverso campagne di scavo che questo giovane professore, con un diario di bordo già densissimo fra pubblicazioni e articoli scientifici, ha contribuito a riammagliare a beneficio di tutti firmando anche la Carta Archeologica Subacquea della Puglia Meridionale.

Questa bellezza, insieme alle tante collaborazioni con enti e dipartimenti territoriali, l’Università del Salento, il MArTa di Taranto e via elencando, innesca narrazione e ispirazione, è inevitabile. Perché ci sono due tipi di persone: quelle che restano a fissare il mare sognando a occhi aperti per tutta la vita e quelli che il mare lo prendono e lo sposano. Abbiamo un estremo bisogno dello spirito dell’uomo, quel fuoco che guida le discese e le risalite di un archeologo subacqueo. Per ricordarci chi siamo, a partire dal potente conflitto tra le nostre forze misteriose e quelle potentissime della Natura e per rileggere un mare paterno, omerico e biblico insieme, dove la memoria è la scrittura «che andava bordeggiando, e che nel rifare la sua rotta in cerca di figli perduti, trovò solo un altro orfano».

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