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Punti di vista

L’irrefrenabile energia dell’«apulian-rap»

L’irrefrenabile energia dell’«apulian-rap»

31 Luglio 2022

Omar Di Monopoli

Nel placido e sonnacchioso bacile della provincia le idee fanno sempre rumore, e si propagano in cerchi concentrici d’irrefrenabile energia. Lui è il rapper trentaquattrenne Mouri, al secolo Carlalberto Duggento, e la sua è la storia di come si possa vivere e resistere nel più fondo tacco d’Italia raccontando il disagio (di una terra, di una generazione) col sorriso sulle labbra, facendo musica sulle macerie senza tradire, o tradirsi, quanto mai arrendersi.

Con alle spalle una serie di hit di grande orecchiabilità («Mamakamikiama» l’estate scorsa è stato un vero tormentone) anche quest’anno ha messo in cantiere un pezzo che, nel solco della più pura tradizione del genere, farà ballare e pensare ma, soprattutto, ha coinvolto in tutti gli step della sua realizzazione la comunità locale. Già, perché Mouri, cittadino del mondo - un reuccio nel suo campo, con un seguito agguerritissimo di follower e una serie di collaborazioni di prestigio sparse per lo stivale - ha da qualche anno deciso di tornare stabilmente nella sua Manduria, coinvolgendo le maestranze autoctone (attori, truccatori, scenografi e tecnici del suono) in ogni suo progetto e lavorando attorno ad essi anche con campagne di sensibilizzazione sociale che molto guardano alla realtà problematica dei luoghi in cui è cresciuto.

Di quest’ultimo disco, previsto in uscita per il giorno di San Lorenzo e dal titolo ancora top secret, ha appena terminato le riprese del videoclip grazie all’ausilio del regista Davide “Gatto” Polato e della Undervilla Productions di Bologna, ormai veri partners-in-crime del musicista, e, come per tutti i precedenti lavori, l’opera è stata rigorosamente girata e montata in loco, ricorrendo a facce, ambienti, cromie e suggestioni figlie della più periferica e suggestiva provincia tarantina.

Ma Mouri ha in soldoni fatto molto di più, perché per produrre i suoi progetti (e molto altro) ha oggi fondato «Cantina dei Mostri», un’associazione che oltre ad essere un germinaio di proposte per la città si propone come laboratorio di formazione, un luogo in cui le manovalanze dello spettacolo necessarie allo sviluppo di supporti audiovisivi validi si formano “facendo”. È infatti così che il videoclip in uscita ha visto la luce: pescando tra i giovani che si sono lasciati “abitare” dagli stimoli provenienti dalla squadra creativa: attori e tecnici alle prime armi che hanno potuto farsi le ossa con una produzione vera gettando il seme per il proprio futuro. E il risultato è straordinario: il mix di entusiasmo dei ragazzi unito all’indubbio mestiere dei professionisti risulta fruttuoso, calibrato, innovativo. Ve ne accorgerete a San Lorenzo.

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