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L’antropologia della «Schifa»

L’antropologia della «Schifa»

La «Schifa» è un soggetto diverso dalla comune moglie arricchita

26 Giugno 2022

Alberto Selvaggi (foto Teresa Imbriani)

La «Schifa» è un soggetto diverso dalla comune moglie arricchita. Eroina del darwinismo utilitaristico, d’estate frequenta lidi a portata di zampa quando sta a Bari, appena parte, sabbie costose quanto granelli di argento. Non divorzia, non può essere single. Belloccia, mediocre o bruttina ha dai 40 ai 60 anni, ma anche sui 35 se ha programmato il futuro agiatissimo con preveggenza di pizia. Non pensa: agisce, l’azione in lei è filosofia. Si espone sul lettino per ore ai raggi che le conferiscono un colorito da mummia egizia. Mascella immota, braccia conserte, deretano atteggiato a guisa di trono che ondeggia quando cammina lungo la battigia. Gambe modellate da schiave estetiste, un tatuaggio piccolo o niente, unghie laccate dalla moda del giorno, della settimana o nei casi peggiori del mese. Anelli squillanti di griffe e soprattutto un marito sfondato di euro, dal QI 0,7, sorriso furbo ebete, andatura fra il tubista e il laureato-post mediante mazzetta.

Viene dalle classi bassa o media dalle quali si eleva bigliettone di euro su bigliettone di euro. Da quando Putin è spuntato nelle nostre esistenze, con le amiche «Schife» lamenta tirchiaggini del consorte dai polsi carichi di braccialetti: «Siamo arrivati a 11.000 euro per una vacanza. E se risparmiamo 4.000 rispetto a prima che cambia?». «Io sono una persona di stimoli, non posso andare sempre allo stesso posto». «Sono sicura che Antonio tiene la commara, se ne andasse da quella». «Scusa, che te ne frega?». «Niente, tanto sempre a me mi deve portare i soldi. Ma va sempre in Romania: e ai figli l’affetto?!».

Se ti avvicini alla Schifa ella ti squadra schifandoti con sopracciglio di strega: chi sei? Quanti soldi tieni? Che macchina tieni? Se le regali un libro ti denuncia ai carabinieri: «Un molestatore si è avvicinato offrendomi una cosa strana di carta, credo un toy per fare sesso». È semi-fedele: meglio i soldi del sesso. Ha un perpetuo grugno di seccatura sul muso bronzeo che tiene. In vacanza mangia soltanto aria, sali marini, espressino: è sempre a dieta. Anche se si trova a Dubai per fare i selfie con gli sceicchi, vola a Bari dal visagista per rimpinguarsi lo zigomo di botulino. Se litiga con il consorte si sfoga con l’amica Schifa e si cazza in shopping 3.000 dei di lui euro (tiene la carta). Ha papille di fiele, di tutti i baresi che contano sa tutto il peggio che c’è da sapere. Del meglio, briciole. Arcigna, basica, irresistibile, immarcescibile nella sua statua di «Schifa».

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