Sabato 25 Giugno 2022 | 19:20

In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Le spighe dorate piegate dal vento

Nuove tecniche nei campi pugliesi per vincere il blocco nell’Est Europa

Prima erba, poi spiga, poi farina e poi pane, è la trasformazione in materia che alimenta, nutre e sostiene

19 Giugno 2022

Mariateresa Cascino

Antico granaio d’Italia, campi di oro giallo a perdita d’occhio e spighe di grano che gridano l’estate: come si fa a non rimanere incantati di fronte al loro ondeggiare? Prima erba, poi spiga, poi farina e poi pane, è la trasformazione in materia che alimenta, nutre e sostiene. Oggi, guardare fluttuare le spighe di grano nei campi sinuosi della collina materana evoca ricordi, nostalgie e riflessioni: ripensi alla grandezza della via del grano, il regio cammino di Matera, così come alla fiorente arte molitoria dei secoli scorsi, alla capacità di uomini e donne di valore di incidere con buone semine e ottimi raccolti in campi diversi.
Un tempo Matera era la città dove germogliava il futuro e si potevano cogliere le mutazioni in vitro tra passaggi da una ruralità primitiva a sperimentazioni urbanistiche e culturali avveniristiche. Ma, saranno la siccità, i cambiamenti climatici, la crisi del grano, la guerra, le basse quotazioni alla Borsa di Foggia, l’impressione è quella di galleggiare in un mare dorato di spighe vacanti in cui si perdono le occasioni di raccogliere il buono che si è seminato. Allora, alleniamo l’occhio a riconoscere la malerba da quella buona per non infestare il raccolto. Per pubblica utilità, si potrebbe approntare un vademecum per orientarsi a capire la differenza tra spiga vacante e spiga di sostanza.

Come una star dell’apparenza la bellissima spiga vacante si innalza sapiente con la testa dritta e fiera e trova giovamento nel ricomporsi tra le righe. Osservandola con la lente di ingrandimento, ondeggia fascinosa, appare così piena di vita a caccia di like in pose ammiccanti. Deve riempire coi selfie il vuoto della sua inconsistenza con effimere conferme appaganti. Risparmia energia nel non creare sostanza e, senza sforzi intellettuali complessi, mostra arroganza e grande sapienza. Al contrario, la spiga di sostanza, nella sua maturità, non appare sul campo ad ostentare le chiome. Si china ad offrire sostegno e si separa gentilmente dalla paglia diventando frumento di qualità per trasformandosi in nutrimento per l’umanità. Dunque, grano piegato contadino salvato. Fortunatamente, nella sua ruralità primitiva, il cittadino materano conserva nel Dna l’antica saggezza agreste e sgrana preziosi motti e soprannomi per fronteggiare le spighe vacanti appellandole con espressioni come: tutta pogghj oppure pagghiuso. Dimostra già nei secoli la capacità di distinguere l’apparenza dalla sostanza, il vuoto dal pieno, la vanità dall’umiltà, l’erba maligna dal grano pregiato. Ma ora che è giugno c’è siccità umana e pure la guerra, ci tocca imparare a distinguere meglio la paglia dal grano godendoci lo spettacolo delle spighe dorate piegate dal peso e dal vento.

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