Martedì 28 Giugno 2022 | 04:19

In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Dal «Decameron» al Collettivo salentino

Dal «Decameron» al Collettivo salentino

Ho incontrato e ascoltato un gruppo di ragazzi che intrecciano età diverse esprimendo la complessità di una stagione della vita al bivio

12 Giugno 2022

Luisa Ruggio

Nel giorno in cui, come ogni anno, le scuole chiudono e i maturandi sperimentano la straniante consapevolezza dell’ultima sveglia puntata per arrivare in tempo al capolinea degli anni di liceo, ho incontrato e ascoltato un gruppo di ragazzi che intrecciano età diverse esprimendo la complessità di una stagione della vita al bivio. Alcuni sono alle prese con gli esami di maturità, altri col primo anno di università, altri ancora hanno appena sedici e diciassette anni, c’è anche chi si è diplomato l’anno scorso e poi ha coltivato un sogno divergente con tutto il coraggio che questo richiede. Tuttavia, nessuno fra loro si crede particolarmente coraggioso. Eppure, sono i pionieri di una portentosa forma di non-scuola, o meglio, a scanso di fraintendimenti, di un laboratorio che ha trasformato e canalizzato la loro paura di diventare grandi mentre sperimentavano nelle loro camerette di provincia (Campi Salentina, Trepuzzi, Borgo Piave, San Cesario, Lecce) l’isolamento forzato dalle fasi pandemiche. Il loro anno accademico rivoluzionario, infatti, si è svolto parallelamente agli impegni scolastici mattutini o ai vari appuntamenti lavorativi. Si potrebbe dire che questi ragazzi sono i protagonisti di un nuovo Decameron, poiché, proprio come nell’opera più popolare di Boccaccio, per sfuggire ad un virus ben più temibile del covid, la noia e la paura di vivere o peggio diventare come tutti quelli che non hanno tempo per fermarsi ad ascoltarli, si sono incontrati ogni settimana in un giardino segreto per snudarsi scrivendo e poi leggendo ad alta voce tutta la verità sull’amore ed i suoi svariati sinonimi e contrari. Così hanno trascorso l’autunno l'inverno e la primavera, portando questo anticipo d'estate in scena insieme ad una quinta stagione tutta loro. Si sono dati un nome, i “Rarefatti”, proprio come un collettivo, giocando con la rarità di ogni partecipante in contrapposizione con una tendenza generazionale alla rarefazione, ovvero quel difetto di sentimento imparato a furia di trovarsi dinanzi ad adulti scialbi e principi educativi sterilizzati da troppa retorica e poco cuore. Del resto, proprio di un altro grande libro, “Cuore” per l'appunto, sembra figlio questo giro di vite. I magnifici otto giovani Holden che non si sono arresi e hanno continuato a surfare fuori dai margini dei quaderni, sulle note degli smartphone, dentro certe fotografie che li ritraggono senza attestati di partecipazione o voti e altri eventuali punteggi, hanno semplicemente conquistato la libertà dei loro nomi che volano come aquiloni: Alfredo, Federico, Gaia, Linda, Maria Chiara, Matteo, Michele, Katia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725