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In Puglia e Basilicata

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Le storie millenarie del casale basiliano

Le storie millenarie del casale basiliano

Tutto parte dai cosiddetti territori basiliani attestati nell’agro della sua città, Roccaforzata. L’aggettivo «basiliano» deriva dall’ordine di religiosi dediti alla regola di San Basilio, uno dei quattro Padri della Chiesa d’Oriente

29 Maggio 2022

Omar Di Monopoli

Terra ricca di storia, la Puglia vanta un numero sterminato di cronache, aneddoti e leggende che fin dalla notte dei tempi viaggiano in parallelo ai resoconti ufficiali, conferendo un innegabile quid ancestrale al fascino di una regione dalle mille facce.

La provincia di Taranto in questo senso risulta un talamo di luoghi sconosciuti che hanno alimentato sovente narrazioni alternative, vicende avvolte da un’aura di mistero la cui accessibilità è spesso appannaggio esclusivo dei cultori di Storia Patria oppure di chi, in ragione del proprio albero genealogico, attinge alla memoria di personali epopee familiari. Nel caso di Federico Serio, esperto di storia locale, le due cose paiono coincidere giacché vanta il DNA di un avo di un certo peso, in queste zone.

Tutto parte dai cosiddetti territori basiliani attestati nell’agro della sua città, Roccaforzata. L’aggettivo «basiliano» deriva dall’ordine di religiosi dediti alla regola di San Basilio, uno dei quattro Padri della Chiesa d’Oriente. Cellule di questo antichissimo ordine monastico, scampate a Bisanzio dalla persecuzione, sarebbero giunte in maniera rocambolesca nel Salento per poi da qui propagarsi il tutto il Sud. Sorta a due passi da Taranto sulla più alta delle sue Murge, Roccaforzata, che deve il nome all’inespugnabilità del proprio nucleo urbano, è al centro di importanti vicende legate a questo ordine religioso.

Serio ci racconta che nel 1463 Giorgio Castriota Scandembergh, patriota, principe e condottiero albanese, arrivò quaggiù in aiuto alla corona dei D’Aragona per placare una serie di rivolte. Al fianco di questo grande capitano di ventura vi era un personaggio dalle altrettanto straordinarie doti militari: il nobile Lazzaro Mathes barone di San Quirico e Mosquito, il quale, in virtù dell’onore guadagnato in battaglia, venne nominato feudatario e signore di Roccaforzata. Serio, che si dichiara fiero discendente dell’aristocratico combattente, ci mostra i resti di un antico casale con frantoio basiliano assicurandoci che la costruzione dello stesso venne ordinata dal barone in persona giacché, in virtù delle sue prerogative che lo volevano protettore degli stranieri, con grande probabilità volle apporre il proprio sigillo anche sull’incolumità dei monaci fuggiaschi.

Non siamo in grado, naturalmente, di verificare alcun documento relativo a questa attribuzione, proprio perché frutto in buona parte di quel magico passaparola che rimescola tra le pieghe del tempo glorie private e prodezze collettive, ma l’incanto e la maestosa dignità che traspaiono da questo luogo intriso di magia sono autentici, palpabili, e francamente incontestabili.

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