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Quel sogno di restare al Sud

Quel sogno di restare al Sud

Ogni teatro è un gigantesco carillon, ha bisogno di essere ritrovato, abitato, festeggiato

08 Maggio 2022

Luisa Ruggio

La piazza di Novoli è un varco, perché il suo centro è il Teatro Comunale. Se ne sta lì come uno stargate, un accesso possibile in determinate circostanze, quando il buio amniotico della sala è un clima, un’atmosfera che restituisce allo spettatore un diritto fondamentale della vita: sognare a occhi aperti, insieme ad altri sconosciuti. Una sera di questa primavera che restituisce il rosso agli zigomi alti della provincia, il sipario si è aperto come una madre nell'atto di mettere al mondo una creatura vivente.

La creatura era “Il giardino dei ciliegi” di Anton Cechov, andato in scena per la prima volta nel 1904, e che non finirà mai di nascere come ha evidenziato la scelta della regista Rosangela Giurgola di Spazio Teatro. Mentre me ne stavo in platea ad ascoltare il suo discorso introduttivo e poi durante lo spettacolo, pensavo ai paradisi perduti, gli unici che contino qualcosa, senza i quali nessuna scrittura si incarna. Roberto Bolano ha scritto che ”Alla fine l’opera viaggia irrimediabilmente sola verso l’immensità”, gli spettatori in platea cambiano, così pure gli attori sul palcoscenico, l'autore scompare, ma la storia è immortale. Ed è questa forza a spingersi attraverso i nostri destini, come un carillon passato di mano in mano e che a un tratto qualcuno carica riavviando la musica.

In fondo, ogni teatro è un gigantesco carillon, ha bisogno di essere ritrovato, abitato, festeggiato. Perché ogni prima o replica che sia ci consente di nascere, grazie alla forza di chi ogni giorno compie un lavoro ostetrico con gli immaginari, le solitudini, i talenti. Dal 2018, Rosangela Giurgola fa questo mestiere straordinario. Ha fondato a Trepuzzi un Centro di Arte Drammatica attorno al quale è riuscita a radunare eccezionali tipi umani, attori in formazione stabile che durante la pandemia hanno cominciato a leggere un copione monumentale in videochiamata. Cechov non ha permesso a nessuno di loro di mollare, “Il giardino dei ciliegi” ha riscattato lo Spazio Teatro e gli sforzi titanici di una giovane donna che è anche Direttore di Scena al Teatro Politeama Greco di Lecce per la Stagione Lirica, l’opera ha continuato a compiere il suo viaggio. Non si fa altro che parlare dei cervelli in fuga, si parla ancora troppo poco di quelli che restano. E a commuovere, senza nulla togliere al nostro amato Cechov, di questi tempi, è la realtà di una scuola d’arte drammatica che resiste grazie a una visionaria e ai suoi allievi in questo sud del mondo. Eccolo qui un paradiso ritrovato. Un’ispirazione contagiosa, una vocazione generosa. Una virtù materna che si compie restituendo agli altri il sogno.

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