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Le mani delle madri spiegano il mondo

Le mani delle madri spiegano il mondo

Scriveva il poeta statunitense William Ross Wallace che “la mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo”.

08 Maggio 2022

Rossella Palmieri

Scriveva il poeta statunitense William Ross Wallace che “la mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo”. E quale tributo migliore si può dare alle madri in questo simbolico giorno, quando la realtà sembra dirci che no, le culle non sono più sicure e le mani di mamma sono piene di ferite; ma sia consentito in questo 8 maggio chiedere alla poesia e alla letteratura di consegnarci armi efficaci e affilate per vivere con coraggio le contrarietà. Madri strappate ai figli della guerra, madri che a essi sopravvivono; madri che devono inventare un nuovo modo di stare al mondo perché le culle, appunto, sono in assoluto i ‘rifugi’ meno sicuri. Questo accade quando credevamo di esserci lasciati alle spalle per sempre le guerre, come fino a ieri le nonne – madri due volte – dicevano ai nipoti al sicuro dalla vita mai, perché è impossibile, ma di certo riparati da questo orrore. E che dire di altre storie di casa nostra che hanno il sapore dell’amore e del coraggio; madri non arrese al ‘non si può’; madri che hanno la luce negli occhi, anziché il dolore come è pure lecito che sia, per i loro figli bisognosi.

È il caso di Luisa Sordillo, avvocatessa di San Severo e madre di un figlio autistico. Con una semplicità disarmante ha chiesto amici per suo figlio Simone con un post che sa di amore, tenacia e fiducia “perché si deve osare nel guardare oltre, nell'attraversare l'autismo, nell'oltrepassare la differenza, per ritrovare l'uguaglianza delle emozioni, dei sentimenti, delle paure”. In un mondo liquido, questa generosa madre dagli occhi chiari ci insegna – sono ancora sue parole – “il desiderio di stare insieme”, quello che sembra perduto per sempre, almeno nella sua forma più vera, ridotto com’è, molto spesso seppur non sempre, a una formalità sprovvista di autenticità.

Con lei ricordiamo le madri garganiche collaboratrici di giustizia per salvare i loro figli, le madri di figli vittime della strada, le madri di figli che per salvare la vita di chi incontrano, capriccio del destino, sul loro cammino perdono la propria, di vita. E che dire di quelle donne che madri non sono ma materne tanto, che sanno riempire gli ambienti con il loro profumo e riscaldare gli altri, indistintamente, con un imperioso e altruistico senso di cura, obbedendo a un ‘maternage’ non biologico ma universale. Sono madri non riconosciute ufficialmente per così dire, ma che lasciano il segno con la loro ombra, in quella zona che, Calvino ci insegna, rappresenta sì il luogo non raggiunto dai raggi, ma nondimeno è ombra che acquista nettezza quando il sole prende forza.

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