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Il decoro urbano balsamo per l’anima

Il decoro urbano balsamo per l’anima

Pierina Marturano è una docente in pensione di Taranto che qualche anno fa, assieme al marito, ha deciso coi soldi della liquidazione di acquistare un localino nella città vecchia, la storica «isola», per farne un laboratorio artistico e artigianale

01 Maggio 2022

Omar Di Monopoli

In una società in cui, per dirla alla Thoreau, «gli uomini sono diventati gli strumenti dei loro stessi strumenti», a riattizzare il flebile lumicino della fiducia nell’umanità ci pensano gli spiriti indomiti, il meraviglioso spettacolo delle loro scelte nobili, anche e soprattutto quando queste ultime sono dettate dal semplice senso civico.

Pierina Marturano è una docente in pensione di Taranto che qualche anno fa, assieme al marito, ha deciso coi soldi della liquidazione di acquistare un localino nella città vecchia, la storica «isola», per farne un laboratorio artistico e artigianale. Ubicato in Arco Madonna del Pozzo (nei pressi di via Duomo), in quel posto fino agli anni Cinquanta era operativa una piccola cantina con cucina casalinga, poi una sala-biliardi e infine l’officina di un fabbro; a seguire, il nulla: un abbandono trentennale che ha favorito un circuito di malaffare nelle immediate vicinanze e contribuito al degrado generale di questa parte di città altrimenti inestimabile. La tenace professoressa, innamorata dei borghi antichi e soprattutto legatissima alla propria terra, assieme alla ristrutturazione del locale ha cominciato a sistemare a proprie spese anche l’intero vicolo: l’arco infatti era anticamente destinato a riti religiosi di un certo spessore (giace lì l’edicola votiva dedicata alla Madonna del pozzo di Capurso) mentre cinque anni fa, quando i due coniugi hanno dato avvio alla loro impresa, era ormai diventato un orinatoio per tossici.

«Sul soffitto della galleria c’era un buco vasto, probabilmente praticato dagli spacciatori per nascondere la loro merce. Il buco a lungo andare poteva compromettere la stabilità dell’arcata, poiché eliminava il sostegno dei carpari poggiati l’uno contro l’altro. Per riparare quel danno chiamai un esperto del mestiere che mise in sicurezza l’area. E una volta terminato il suo lavoro, io ho continuato a farlo da sola, con le mie forze, assieme a mio marito che si occupava delle inferriate», ci racconta Pierina, alla cui disinteressata dedizione si deve il luminoso ripristino di un pezzettino davvero suggestivo dell’isola. «È stato un modo di riappropriarsi d’una bellezza che appartiene a tutti. Qui è pieno di case abbandonate a rischio di crollo. Lavorando al restauro ho cercato assieme alle pietre di recuperare la Storia. E il bello è che tutti gli allarmi circa la pericolosità di questi quartieri alla fine si sono rivelati semplici pregiudizi. Nessuno ci ha dato fastidio, abbiamo trovato solo sorrisi. Un paio di ragazzi stanno aprendo un Wine Bar quaggiù e assieme ad altra gente volenterosa stiamo cercando di animare la strada con mostre ed eventi. Ecco, non basta avere la bellezza, bisogna prendersene cura. È questo il segreto che abbiamo dimenticato». Piccoli atti di manutenzione urbana che curano l’anima.

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