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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

Bari: antropologia della ragazzagna

Bari, una ragazzagna pura, foto Teresa Imbriani]

Una tipica ragazzagna, foto Teresa Imbriani

Minigonna, stivale, smalto porno sulle ònghiere e dice «vaffammokk»

24 Aprile 2022

Alberto Selvaggi

Non dispiacerà al Lettore se torniamo ad argomentare attorno a un soggetto sfuggito a illustri antropologi. E cioè la «ragazzagna» di Bari. Ragazza un po’ tamarra, appunto zagna.

Minigonna, stivale, smalto porno sulle ònghiere (unghie), questo esemplare amplia lo spettro rattuso del bancario, esalta il radar del vecchietto che ha appeso lo membro mineralizzato al chiodo. E rende pimpante il giovinotto. Degnamente tatuata sopra il tacco 12, con gli occhi azzeccati al cellulaio (telefonino) pure mentre vomita, ella, anzi, essa, può essere estettista, anche con due ti, o commessa del Famila, o della Coop se impegnata a sinistra. Non può essere brutta forte, e neanche bella troppo, ma sexy e fattizia sicuro. La ragazzagna sa ciò che vuole. Conscia di essere belloccia strizza di firme le tette e il melone. Si innamora, piange, dice vaffammokk. Ma non è babbiona. Munita di cronometro saggia nel petting la resistenza dell’uomo. Se rientra negli standard dice alle amiche: «È uno col quale riesco a parlare». Altrimenti: «È uno che non c’entra niente con me».

Nella congiunzione dei corpi dissimula la mascella volitiva in espressioni d’abbandono. Fa la gioviale stile Diletta Leotta, quando in realtà è d’anima tosta. Ma davanti al cocktail con le amiche è dettagliata nei resoconti degli incontri amorosi: righello alla mano, meglio se metro, posizioni, frasette, tutto. È capace tuttavia di slanci di generosità: «Deborah, Deborah, non hai capito, non me ne frega niente che finisce subito subito. Io lo amo a Nico».

Siccome oggi la massa tifa inclusione, ragazzagna nostra accetta tutto, ma pensa «recchiòn’», come peraltro la maggioranza dei sinistrorsi acculturati che oggi incarna la vecchia piccola borghesia nuova. Sa parlare in punta di lingua, ma cela una brutalità vernacolare da porto. Si plasma sulla raffinatezza altrui. È una seguace di Chiara Ferragni Gattamorta, tipa bravissima a scattare foto di borse, e ne sposa il pensiero politico che segna la griffe e la rotta. Senza dimenticare Fedez, il Gramsci dell’Adidas, simpatico forte, e le battaglie gender fluid e pro Ucraina dei Maneskin, quelli che hanno imbroccato una sola canzone esibendo trasgressioni e rivolte davvero mai concepite prima nella storia del rock. Cioè le stesse che sostengono le multinazionali divoratrici d’anime e soldi, le campagne pubblicitarie dei vari prodotti, tutte le Maria De Filippi e le combattenti Barbara d’Urso del mondo.

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