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Il bue e il leone, è dilemma per lo stemma

Il bue e il leone, è dilemma per lo stemma

Anche nell’astrologia il bovino è segno di fecondità, costanza, amabilità e se la gioca in termini di potere con il Re della foresta, il Leone, che invece campeggia con aria nobile e aristocratica sullo stemma del capoluogo di regione

10 Aprile 2022

Mariateresa Cascino

Culto totemico preistorico e testimone della nascita di molte divinità, la figura del bovino ha una forza simbolica e magica che ci lega al passato in modo quasi trascendentale. Incrociarlo sul proprio cammino nel Parco della Murgia materana sembra accompagnare verso nuovi riti propiziatori o espiatori, e viene da pensare alla simbologia araldica dello stemma cittadino e alla forza che rappresenta(va). La città di Matera infatti ha immortalato nel suo stemma un bue con la scritta Bos Lassus Firmius Figit Pedem: Il bue stanco affonda il passo più fermamente. Non poteva esserci emblema più centrato per rappresentare l’economia e la società agropastorale che ha connotato per secoli la città di Matera. Il mammifero ruminante, dal carattere placido, a tratti scontroso e aggressivo, rappresenta la forza lavoro e la mitezza, la mansuetudine e l’utilità per il mondo agricolo. Descritto come stanco delle ingiustizie, il bue rappresenta la popolazione sopraffatta che affonda simbolicamente il piede e si ribella alla tirannia dell’epoca del Conte Tramontano.

Anche nell’astrologia il bovino è segno di fecondità, costanza, amabilità e se la gioca in termini di potere con il Re della foresta, il Leone, che invece campeggia con aria nobile e aristocratica sullo stemma del capoluogo di regione. Forza, coraggio, saggezza, luminosità: il leone rappresenta gli istinti selvaggi e la potenza della natura.

Non volendo scivolare in insidiose diatribe da tifoserie urbane, c’è da chiedersi se non sono proprio i simboli a farci identificare con ciò che rappresentano e a generare delle profezie che si auto adempiono. Con la coda tra le gambe, il bue castrato e con il capo chino si lascia dominare nei suoi istinti dando comunque vita ad un’azione evolutiva. Mentre il leone, per sopravvivere nella selvaggia savana, indotto dalla conquista del potere passa da nomade solitario a capo branco e lotta per la conquista del territorio, dominando con dimostrazioni di forza che possono essere anche letali. La caccia, tra i branchi di leoni e leonesse, è cooperativa, ognuno ha un ruolo per garantire l’uccisione della preda benché poi, dopo estenuanti battute di caccia, dormano 18-20 ore al giorno. Il Re della foresta sullo stemma potentino sembra arrampicarsi sulle scale mobili, mentre il nostro bue strappa spighe di grano dalla terra. Incontrare un bovino è dunque inizio di nuovi riti propiziatori, quindi resta da chiedersi quanto il nostro destino sarebbe stato diverso se al posto del bue castrato ci fosse stato un toro bianco, già simbolo dell’Europa, che ci ha premiato Capitale europea della cultura, nonchè di Torino e in passato anche di Parma, capitale italiana della cultura 2020-21. Forse avremmo assorbito il potere di un archetipo più generativo, e forse un DNA di comunità diverso.

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