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Un insetto, il «punteruolo rosso» sta divorando le palme salentine

Un insetto, il «punteruolo rosso» sta divorando le palme salentine

Un insetto, il «punteruolo rosso» sta divorando le palme salentine

 

Domenica 16 Novembre 2008, 09:51

02 Febbraio 2016, 20:00

palmadi STEFANO LOPETRONE

LECCE - Divorando una palma dopo l’altra, sta cambiando il paesaggio salentino. Il Rhynchophorus ferrugineus, al secolo Punteruolo rosso, ha già infestato centinaia di piante ornamentali. Fino ad ucciderle, a farle ripiegare su se stesse e infine a costringere l’uomo ad abbatterle. La questione è particolarmente grave in diversi centri urbani della provincia: dopo i casi clamorosi di Campi, Trepuzzi, Alessano e Maglie, ora anche la città capoluogo è invasa dall’insetto.

Le prospettive sono davvero poco incoraggianti. Le centinaia di palme piantate nel 1994 all’ingresso Nord di Lecce e su viale dello Stadio per salutare il passaggio di papa Giovanni Paolo II, gli esemplari monumentali nelle piazzette del centro storico, quelli ornamentali sul lungomare delle marine: senza un pronto intervento di prevenzione, rischiano tutti di morire. 

Il guaio è che al momento non esistono rimedi certi. Per limitare la diffusione del parassita non resta che procedere all’abbattimento della pianta già infestata ed alla profilassi di quelle ancora sane. I numeri però giocano a sfavore: i rincofori adulti sono in grado di muoversi nel raggio di 7 chilometri in 3 giorni, le femmine depongono all’interno della pianta centinaia di uova ed è stato stimato che questi insetti prolificano ad un ritmo inimmaginabile. Da una coppia nascono da un minimo di 50 ad un massimo di 530 uova: già la seconda generazione oscilla tra 1.250 e 140.450 esemplari; la terza tra 31.250 e oltre 37milioni; la quarta, e qui ci fermiamo, tra 19milioni e quasi 10miliardi. 

La Facoltà di Agraria dell’Università di Bari e l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari-Valenzano (Iamb) hanno messo a punto una endoterapia innovativa: una iniezione di endoterapici che arrivano ai vasi linfatici, nello stipite, permeando la pianta di insetticidi innocui alla palma ma letali per l’insetto. «Le tecnologie ed i mezzi di controllo ci sono e sono in corso di brevettazione », spiega il professor Francesco Porcelli , associato di Entomologia della Facoltà di Agraria di Bari presso il dipartimento di Biologia e chimica agro-forestale ed ambientale (Dibca). «Abbiamo risultati incoraggianti, in particolare su un modello di endoterapia non ancora disponibile sul mercato ed elaborato in una tesi di master internazionale allo Iamb. Per ora, bisogna attenersi alle prescrizioni della Regione e attendere. In Campania forse già entro quest’anno sarà dichiarata l’acclimatazione dell’insetto: così sarà più facile controllarne la diffusione anche attraverso l’uso dei pesticidi. L’acclimatazione cambierebbe completamente il panorama delle strategie disponibili per il controllo del rincoforo». 

La possibilità di isolare questo subdolo coleottero è nulla. «Confinare il fenomeno è impensabile», dice il professore. «Servirebbe un monitoraggio costante e la possibilità di utilizzare mezzi di controllo ad elevatissimo impatto ambientale, come talvolta avviene nelle nazioni in cui le palme sono piante da reddito». Più controlli da parte delle amministrazioni pubbliche, maggiore collaborazione dei privati. Appena si intravedono sospetti bisogna contattare il Servizio Fitosanitario Regionale: il pronto abbattimento delle piante infestate resta l’unico rimedio efficace, in attesa della registrazione di alcuni principi attivi, attualmente in corso presso il ministero. 

Non c’è da aspettare che la chioma si afflosci: «Un sintomo che si manifesta solo nell’ultimo stadio dell’attacco» , dice Porcelli. «Gli insetti si cibano all’interno del tronco, a partire da uova deposte sulle ferite per poi migrare nelle basi fogliari dove trovano riparo prima di sfarfallare. In quel momento tranciano le fibre dei piccioli fogliari e le foglie crollano». 

L'attacco del punteruolo rosso non è un fenomeno nuovo, nè solo salentino. In Italia la prima segnalazione è del 2004. I primi focolai sono stati due. Nel centro-nord il coleottero curculionide è arrivato attraverso la Spagna e la Francia: tra i primissimi casi Bordighera (Imperia), considerata città delle palme fin dal Medioevo. Nel Meridione probabilmente si è diffusa da Salerno, porto di ingresso delle palme da dattero importate dall’Egitto a fini decorativi. 

«Il punteruolo proviene dall’Estremo Oriente», dice il professore. «Il commercio delle palme lo ha trasportato in India, Medioriente, Arabia, Egitto». Poi in Europa ed in Italia, dove non ha dovuto fare i conti non nessun nemico naturale ed ha potuto infestare liberamente le palme: dalla Sicilia alla Liguria, dal Lazio alle Marche, dalla Toscana alla Puglia. Fino a quelle del Salento. 
Con quali rischi? «Dalle prime stime possiamo “ottimisticamente” affer mare che circa il 40 per cento delle palme saranno attaccate in due o tre anni, fino a raggiungere il 60 nelle zone più calde, come la Sicilia. Naturalmente, se lo lasceremo fare».

• Occorre intervenire d’inverno per sconfiggere il parassita
• Il «punteruolo rosso» 
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