Donne vice-boss in un clan salentino
LECCE - Era l'organizzazione criminale capeggiata da Massimo Antonio Giorgino, di 43 anni, di Casarano, che - secondo la Dda di Lecce - gestiva il traffico di cocaina ed eroina nel sud Salento, nel triangolo compreso tra le marine di Racale e Ugento sino a Parabita. Il clan non aveva alcun collegamento con organizzazioni mafiose locali ma concedeva - secondo i carabinieri - ampio potere sia alla donna del boss che a quelle dei suoi luogotenenti che si sostituivano ai loro mariti ed erano pronte anche a fare i pusher.
Dopo indagini che si basano su una mole di riscontri investigativi, militari del comando provinciale di Lecce hanno smantellato stamani con 13 arresti (una persona è irreperibile perchè all'estero) l'organizzazione criminale. "Quella smantellata - ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda salentina, Cataldo Motta - è un'organizzazione criminale senza collegamenti mafiosi e si occupa del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacente. Le informazioni riferite da numerosi tossicodipendenti sono state determinanti per le indagini e, soprattutto, ci hanno consentito di leggere in maniera chiara le intercettazioni telefoniche e per avere conferma dell'incremento notevolissimo del consumo di cocaina, che non è più droga d'elite".
Le indagini sono state avviate nel novembre 2004, dopo l'arresto di Attilio Gerundio, di 54 anni, di Casarano, che hanno consentito di ricostruire i rapporti con Giorgino e l'attività criminale del presunto boss. Con Giorgino al vertice dell'associazione criminale, come luogotenenti, c'erano - secondo l'accusa - i casaranesi Pasquale Falcone, di 52, e Tommaso Stefano, di 36, che si occupavano del confezionamento, vendita e gestione economica dell'attività di spaccio.
Un ruolo di primissimo piano Giorgino aveva riservato alle donne: a sua moglie, Lucia Domenica Zampilli, di 40, a Lucia Perrone, di 46, moglie di Pasquale Falcone. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che le due donne nascondevano la droga e, all'occorrenza, sostituivano i capi. La terza donna arrestata è Catia Borgia, moglie di Michele Palumbo, di 36 anni, alla quale sono stati concessi i domiciliari.
Le indagini sono state avviate nel novembre 2004, dopo l'arresto di Attilio Gerundio, di 54 anni, di Casarano, che hanno consentito di ricostruire i rapporti con Giorgino e l'attività criminale del presunto boss. Con Giorgino al vertice dell'associazione criminale, come luogotenenti, c'erano - secondo l'accusa - i casaranesi Pasquale Falcone, di 52, e Tommaso Stefano, di 36, che si occupavano del confezionamento, vendita e gestione economica dell'attività di spaccio.
Un ruolo di primissimo piano Giorgino aveva riservato alle donne: a sua moglie, Lucia Domenica Zampilli, di 40, a Lucia Perrone, di 46, moglie di Pasquale Falcone. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che le due donne nascondevano la droga e, all'occorrenza, sostituivano i capi. La terza donna arrestata è Catia Borgia, moglie di Michele Palumbo, di 36 anni, alla quale sono stati concessi i domiciliari.