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I turisti vanno matti per i "trabucchi" restaurati nel Gargano

Le gigantesche macchine da pesca costruite sulle rocce a picco sul mare lungo la costa che si estende da Vieste a Peschici, dopo anni di oblio, ritornano a vivere sull'Adriatico
FOGGIA - Riaffiorano i pesci dalle reti dei trabucchi del Gargano. Le gigantesche macchine da pesca costruite sulle rocce a picco sul mare lungo la costa che si estende da Vieste a Peschici, dopo anni di oblio, ritornano a vivere sull'Adriatico. Degli oltre trenta trabucchi che nel passato comparivano sulla costa pugliese, prima del 2000 se ne contavano appena sei, equamente divisi tra Vieste e Peschici. Oggi, grazie alle azioni di recupero, realizzate dal Parco Nazionale del Gargano con il Comune di Vieste e l'Associazione dei Trabucchi del Gargano, sono quindici i trabucchi che hanno ripreso a caratterizzare luoghi e identità del territorio, divenendo una delle attrazioni turistiche più "gettonate" dai visitatori. Proprio a turisti e buongustai è riservato il "diritto" di assaporare il pesce appena pescato a pochi passi da alcuni storici trabucchi: "San Nicola", "Montepucci" e "Manacore" sono i tre trabucchi che a Peschici offrono ai visitatori la possibilità di assaporare gustose "paranze" e piatti tipici a due passi dal mare. Le imponenti reti, estese fino a 400 metri quadrati e calate in mare da antenne lunghe anche 45 metri, che a mo di tentacoli discendono in acqua, costituiscono una trappola senza alcuna via di scampo per migliaia di pesci che finiscono nel trabocchetto: da lì, il pescato finisce direttamente in padella o sulla griglia, trasformandosi in squisite prelibatezze da assaporare. Simbolo dell'ingegno dei pescatori, che costruirono queste strutture per poter acciuffare i pesci senza dover affrontare i pericoli del mare, i trabucchi costituiscono ancora oggi, tra i tesori naturali del territorio, una delle attrazioni più quotate dai visitatori. Ma sono più di uno i motivi che stanno all'origine della nascita di questa strana macchina da pesca: l'antica struttura simboleggia anche i sacrifici dei tanti pescatori che, non avendo la possibilità di acquistare una barca, si inventarono un'idea originale pur di sopravvivere.

PROPRIETARIO DELLE RETI A SAN NICOLA, TURISTI ENTUSIASMATI DA QUESTE 'STRANE' STRUTTURE
E ancora, la conformazione del territorio garganico, che si presta bene a questo tipo di pesca, ha contribuito alla diffusione di questa tecnica: agli antenati degli attuali pescatori non deve essere passato inosservato l'affollarsi di diverse specie acquatiche in prossimità delle coste. "I turisti sono entusiasmati da questa strana struttura da pesca - ha raccontato Domenico Ottaviano, proprietario del trabucco di San Nicola - la maggior parte crede che non possa funzionare, ma quando poi si fanno le dimostrazioni di pesca rimangono fortemente colpiti. Sul nostro trabucco diamo la possibilità di assistere e aiutare durante la pesca, ma è necessaria sempre la presenza di uno di famiglia, che deve controllare tutto". "Il nostro trabucco ha un ristorante dal 1974 - prosegue il pescatore - Al ritorno dal Canada, aprii un piccolo bar, per invogliare mia moglie a stare al trabucco, così per scherzo iniziammo a cucinare il pescato del giorno, fritto e sulla griglia. Poi con il boom turistico abbiamo ampliato il menù". Gestiti in passato da una o più famiglie, i trabucchi si componevano di un vero e proprio "equipaggio", come accadeva sulle imbarcazioni. Spesso inoltre i soci costruivano più trabucchi: alcuni esposti a ovest, altri esposti a est, in modo tale da non lasciarsi sfuggire i pesci provenienti dalle diverse direzioni. E' nel dopoguerra, con l'avvento della pesca a strascico, che la pesca con il trabucco ha conosciuto una fase di forte declino, accentuata anche dall'emigrazione. Ma da quando è stata costituita l'associazione dei Trabucchi del Gargano, nel 2000, le antiche macchine da pesca hanno ripreso a vivere. E come tutte le cose più preziose, anche dei trabucchi sono sorti dei "falsi": alcuni di questi sono stati costruiti per bellezza, e infatti non fanno parte dell'associazione di categoria.

ASSOCIAZIONE, GENTE DEL POSTO HA COLLABORATO AL RECUPERO
"La nostra associazione è stata istituita per impedire che i trabucchi scomparissero - spiega Franco Ruggieri, segretario dell'Associazione Trabucchi del Gargano - Era come se la popolazione perdesse una parte della propria identità, della propria storia e della propria cultura. Il nostro obiettivo è di ricostruire un trabucco all'anno. Quest'anno è stato il caso del trabucco di Santa Croce a Vieste, inaugurato a fine giugno". "La gente del posto non solo ha partecipato emotivamente alla ricostruzione - prosegue Ruggieri - ma anche economicamente. E' infatti possibile fare donazioni per finanziare le opere di manutenzione dei trabucchi versando un contributo alla nostra associazione attraverso il 5 per mille. A questo proposito ricordo che il codice fiscale dell'Associazione è C.F. 92023150714".
Dalla Puglia all'Abruzzo, dal Veneto all'Emilia Romagna, la tradizionale tecnica di pesca si è diffusa nel corso degli anni lungo tutto l'Adriatico, adattandosi alle diverse esigenze e alle conformazioni della costa. Di dimensioni inferiori a quelli del Gargano, i trabucchi molisani e abruzzesi sono i più simili a quelli della costa pugliese, dai quali però differiscono in alcuni elementi essenziali: a differenza di quelli garganici, che sono posizionati sulla costa alta, le strutture da pesca sorte in Abruzzo e in Molise sono caratterizzate da una passerella che parte dalla riva della spiaggia permettendo l'accesso alla macchina da pesca. Di dimensioni nettamente inferiori a quelle del Gargano inoltre, le antenne dei trabucchi molisani e abruzzesi non superano i 15-20 metri.

I PRIMI TRABUCCHI NASCONO A VIESTE, RISALGONO ALMENO AL 1753
Risalirebbero almeno al 1753, secondo testimonianze recuperate da recenti ricerche, le prime strutture del genere comparse a Vieste. "Le notizie che avevamo fino a poco tempo fa rimandavano la comparsa dei primi trabucchi intorno al 1870 - spiega Ruggieri - I primi furono impiantati sicuramente a Vieste. Di recente è stata fatta una scoperta storica, che accerta l'esistenza dei trabucchi nel 1753: questa data la troviamo nel catasto onciario del Regno di Napoli, un censimento che i regnanti fecero per tutte le province del Regno, al fine di censire la popolazione e le attività economiche della popolazione stessa". "Nel caso di Vieste - prosegue Ruggieri - dove furono censite le attrezzature da pesca, risulta che erano presenti sei barche a remi e un trabuccolo, come ancora oggi la struttura viene chiamata in dialetto. Una volta però i trabucchi pescavano durante tutte le stagioni: si pescava di più perchè c'era molto pesce sotto costa. C'erano branchi di cefali e di pesce azzurro che superavano le tonnellate: con una sola virata di pesca, si riuscivano a pescare dieci, venti, trenta, record di quaranta quintali di pesce in una sola virata". "Il record fu raggiunto a Vieste - ricorda - nel trabucco della Gattarella, dove negli anni quaranta furono pescati trentasette quintali di corvine, che portarono la ricchezza a quella famiglia. Oggi invece nè le corvine nè i cefali arrivano più in quelle quantità. Con l'attività della pesca di un solo trabucco prima riuscivano a vivere quattro o anche cinque famiglie: l'equipaggio si componeva del proprietario e dei pescatori al suo servizio. Oggi invece con i proventi della pesca non si riesce neanche a provvedere alla manutenzione ordinaria, tanto si è ridotto il quantitativo di pesce".

ASSOCIAZIONE, OGGI IL PESCE E' POCO SERVIREBBE MORATORIA
"Per aumentare gli stock di pesce servono regole precise e severe - sostiene il segretario dell'Associazione - se si stabilisce che entro le tre miglia non si può pescare, non si deve assolutamente pescare, perchè entro le tre miglia il pesce si deve solamente riprodurre". " Il problema grave della nostra pesca nazionale -aggiunge- è costituito dalle reti a strascico e da tutti i sistemi di pesca distruttivi. Le marinerie di ogni città italiana dal dopoguerra a oggi hanno visto notevolmente aumentare i natanti da pesca". "La soluzione drastica sarebbe quella di una moratoria totale per 5 anni - conclude Ruggieri - dopodichè si ricomincerebbe a pescare, con meno natanti e con un sistema di salvaguardia della pesca che tuteli la fascia delle tre miglia. Oggi questo limite, in alcuni circondari marittimi, non viene affatto rispettato. Di notte i pescherecci vanno a pescare dove vogliono".

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