Giovedì 17 Gennaio 2019 | 17:46

«Andare in terrazzo è evasione domiciliari»

La Cassazione annulla con rinvio una sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva assolto «perchè il fatto non costituisce reato» un imputato accusato di allontanamento abusivo
ROMA - Rischia una condanna per evasione chi, sottoposto agli arresti domiciliari, sale sulla terrazza del proprio condominio. Lo ha sancito la Cassazione, annullando con rinvio una sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva assolto «perchè il fatto non costituisce reato» un imputato accusato di essersi allontanato dal luogo di restrizione domiciliare. Per il giudice di merito, infatti, non si ravvisava nella condotta dell'uomo, sorpreso a stazionare sulla terrazza condominiale dell'edificio dov'era ubicata la sua abitazione, «un apprezzabile distacco» da questa, nè l'«elemento psicologico» del reato, ossia «la volontà di sottrarsi all'eventuale controllo della polizia giudiziaria».
La Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n.30983) ha invece accolto il ricorso del Procuratore generale del capoluogo pugliese contro la decisione dei giudici di secondo grado: «in caso di evasione cosiddetta impropria - osservano gli ermellini - la condotta tipica è individuata nell'allontanamento del luogo in cui si ha l'obbligo di rimanere. Ogni allontanamento abusivo ancorchè limitato nello spazio e nel tempo integra il reato. Per abitazione, individuata come luogo dove rimanere agli arresti, deve intendersi soltanto il luogo in cui la persona conduce vita domestica e privata, con esclusione di ogni altra appartenenza (quali cortili, giardini, terrazze, aree condominiali in genere) che non sia parte integrante o pertinenza esclusiva dell'abitazione medesima».
Infatti, «l'incriminazione della condotta del soggetto che si allontani dall'abitazione ove sia astretto per gli arresti domiciliari - ricordano i giudici di piazza Cavour - trova la sua ratio nell'esigenza di garantire il rispetto dei provvedimenti adottati dall'autorità giudiziaria in tema di libertà personale e di consentire in pari tempo un agevole e pronto controllo all'autorità di polizia sulla reperibilità dell'imputato». Questa esigenza, si legge ancora nella sentenza, «non può ritenersi soddisfatta se il soggetto, trovandosi agli arresti domiciliari, se ne allontani anche per breve tempo, recandosi in luogo diverso da quello stabilito per l'esecuzione della misura alternativa». Il reato di evasione, infatti, «è punito a titolo di dolo generico»: sono «sufficienti - conclude la Cassazione - la consapevolezza dell'agente di trovarsi legalmente in stato di arresto e la sua volontà di allontanarsi, sia pure per breve tempo e non in via definitiva, dalla ristretta sfera spaziale entro la quale deve osservare l'obbligo connesso al suo status».

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