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Elezioni a Taranto, momento per rinascere

Domenica e lunedì prossimi agli elettori tarantini il compito di provare a sciogliere il difficile rebus di una città il cui destino ha un suo peso nello sviluppo dell'intero Mezzogiorno d'Italia
TARANTO - Dieci candidati, 1.149 aspiranti consiglieri, 31 liste: questi i numeri della campagna elettorale per la conquista del governo cittadino di Taranto, il Comune più dissestato d'Italia. Tra i 600 e gli 800 milioni di euro il range del deficit ancora in corso di accertamento da parte dei commissari prefettizi dopo lo scandalo che alcuni mesi fa portò alla fuga di Rossana Di Bello, sindaca di centrodestra eletta per due legislature a furor di voti e di popolo.
Ma oggi la situazione politica della città pugliese è assai più complessa. Segnata da sempre dalla monocoltura dell'acciaio con il più grande impianto siderurgico d'Europa, per altro in rapida trasformazione, Taranto cerca un futuro tra liste civiche, fantasmi del passato e poli frammentati.
Con dieci candidati sindaci la lotta però sembra circoscritta a tre nomi. Il centrodestra, reduce da due legislature di governo, conclusesi disastrosamente ha cercato il rinnovamento affidandosi al volto di un uomo forte: il questore Eugenio Introcaso. An, Forza Italia, Udc, la lista Forum dell'ex sindaca ora inquisita Di Bello, più un'altra lista civica sono le forze a sostegno.
Il centrosinistra, invece, arriva spaccato alla scadenza elettorale. Da un lato Gianni Florido, attuale presidente della Provincia di Taranto, che può contare su Ds, Margherita, Sdi, una sua lista personale, la pattuglia tarantina di Marco Follini con Italia di mezzo, il partito di Di Pietro e i Repubblicani europei.
Si tratta di una candidatura passata attraverso dure polemiche con l'altro pezzo dell'Ulivo che infatti ha poi deciso di sostenere Ezio Stefàno. Con lui un composito raggruppamento che punta decisamente al ballottaggio non senza speranza di successo. Da Rifondazione comunista al Pdc con Verdi, Udeur, Dsd, Nuovo Psi e Dc sono ben nove le liste a sostegno di Stefàno che conterebbe anche sulla simpatia personale del governatore della Puglia Nichi Vendola. A tali forze va aggiunto anche il sostegno della Cgil e in particolare della potente categoria dei metalmeccanici della Fiom.

Insomma, un centrosinistra che sulla carta, se unito, avrebbe potuto sicuramente puntare alla vittoria al primo turno ma si trova a lottare con due candidati di pressoché pari forza.
Sullo sfondo socio-economico della città resta la vicenda dell'Ilva, un impianto in rapida trasformazione che negli ultimi anni ha visto crescere profitti, ristrutturazioni interne e processi di innovazione, ma ancora sotto i riflettori per l'impatto ambientale e per l'alto numero di infortuni sul lavoro che continua a far registrare. Domenica e lunedì prossimi agli elettori tarantini il compito di provare a sciogliere il difficile rebus di una città il cui destino ha un suo peso non indifferente nella direzione dello sviluppo dell'intero Mezzogiorno d'Italia.

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