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"Rosa hawaiana" - Scarcerato barese

La Corte di cassazione ha dichiarato illegittimo l'arresto di Sandro Barbieri, titolare di un negozio nel quale uno studente universitario acquistò semi della pianta, li mangiò e per il loro effetto allucinogeno si suicidò
I semi allucinogeni ROMA - Venne arrestato per avere venduto nel suo "smart shop" semi di "Rosa Hawaiana" che danno lo "sballo" ad uno studente universitario, morto suicida poco dopo averli ingeriti, ma per la Cassazione il titolare del negozio di Bari, Sandro Barbieri, deve essere scarcerato immediatamente. Il motivo? I semi di "rosa hawaiana", secondo la Prima sezione penale della Suprema Corte, «non sono inclusi nelle tabelle allegate al DPR 309/90». E dunque, per i supremi giudici «non può allo stato dell'attuale normativa affermarsi che la loro cessione integri il reato di spaccio di stupefacenti».
Il titolare dello "smart shop" di Bari venne arrestato nell'ottobre 2006 in seguito alla morte per suicidio di uno studente universitario, Francesco Avallone, «suicidatosi con un salto dal balcone subito dopo avere ingerito i semi acquistati» nel negozio di Barbieri, contenenti l'amide dell'acido lisergico (Lsa) che provoca un effetto "allucinogeno". Da qui l'arresto del commerciante, convalidato dal Tribunale di Bari il 27 ottobre del 2006. Contro questa decisione la difesa del commerciante ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che non poteva essere attribuita «rilevanza penale» alla detenzione di semi di "Rosa hawaiana" dal momento che essi non sono ricompresi nell'elenco di sostanze stupefacenti vietate.
La Suprema Corte, sentenza 19056, ha accolto il ricorso, evidenziando come «difettando nel nostro ordinamento una definizione farmacologica dello stupefacente ed essendo stata adottata la nozione legale di esso, sono soggette alla normativa che vieta la loro cessione tutte e soltanto le sostanze specificamente indicate negli elenchi predisposti». In questo modo il titolare dello "smart shop" è stato scarcerato.

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