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«Impossibile prevedere il crack di Taranto»

Lo ha detto il procuratore generale della Corte dei conti, Claudio De Rose in relazione al buco finanziario di oltre 700 mln di euro del Comune jonico. «La Conte dei Conti non ha più il controllo locale»
BARI - Situazioni di dissesto, come quella del Comune di Taranto, non si possono valutare con anticipo «perché l'ordinamento si è evoluto nel senso di togliere, alla Corte dei Conti e alla struttura locale regionale, la possibilità di intervenire con un controllo preventivo». Lo ha ricordato il procuratore generale della Corte dei conti, Claudio De Rose - in visita alla procura pugliese - in relazione al buco finanziario di oltre 700 mln di euro del Comune di Taranto.
«Mediamente in Puglia - ha precisato De Rose, che era affiancato dal procuratore generale aggiunto, Mario Ristuccia e dal procuratore regionale, Francesco Lorusso - la situazione non è migliore nè peggiore delle altre regioni. C'è stato un momento in cui ci sono stati problemi per la formazione professionale, ma adesso non vediamo particolari segnali».
Per De Rose bisogna considerare che «le frodi sono spesso trasversali, iniziano e si propagano attraverso la criminalità organizzata ed è difficile localizzarle perchè sono frutto di una catena di attività criminali coordinate». A proposito del controllo preventivo su atti, De Rose ha sottolineato che questo «impediva il verificarsi di determinate situazioni illegittime o dannose. Questo cambiamento è avvenuto per un principio di autonomia nel caso degli enti locali e per un principio di evoluzione amministrativa, nel caso dello Stato».
Nonostante la mancanza del controllo preventivo - ha proseguito - «si può agire con un duplice tipo di intervento. Il primo è collaborativo, monitorio, di avvertimento dopo che i fatti sono avvenuti, per segnalare dove sono l'errore o il pericolo, confidando che questo induca l'amministratore a modificare il suo comportamento. Non dobbiamo dimenticare il ruolo delle forze politiche di opposizione e quello dei funzionari che possono influire per seguire le indicazioni della Corte. L'altro rimedio - ha concluso - è quello della perseguibilità dei danni dovuti a fatti penalmente rilevanti o a errori e negligenze gravi».

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