Giovedì 24 Gennaio 2019 | 00:06

In manette l'erede della «tigre Arkan»

Andrija Draskovic era ricercato dal marzo 2003 dalla Dda di Bari con le accuse di associazione mafiosa finalizzata al contrabbando internazionale
BARI - Dopo quattro anni di latitanza è stato arrestato nell'aeroporto di Francoforte (dov'era appena giunto proveniente da Belgrado) Andrija Draskovic, di 43 anni, ritenuto dagli inquirenti della Dda di Bari un boss mafioso di primo piano della Repubblica federale di Jugoslavia e l'erede di Zeljko Raznatovic, detto 'Arkan', ex comandante delle truppe paramilitari serbe chiamate le «tigri», ucciso in un agguato compiuto a Belgrado il 15 gennaio 2000.
A Draskovic la polizia tedesca ha notificato un mandato di cattura europeo emesso su richiesta della Dda di Bari. Draskovic era ricercato dal marzo 2003 con le accuse di associazione mafiosa finalizzata al contrabbando internazionale di sigarette, per reati compiuti da metà degli anni Novanta al 2002.
L'indagine che ha portato all'emissione del provvedimento restrittivo è uno stralcio dell'inchiesta della Dda di Bari nella quale è tuttora indagato per associazione mafiosa finalizzata al contrabbando internazionale di sigarette e riciclaggio di danaro l'ex presidente ed ex primo ministro della Repubblica montenegrina Milo Djukanovic.
L'arresto di Draskovic era stato chiesto dai pm inquirenti della Dda di Bari, Giuseppe Scelsi e Eugenia Pontassuglia, nel marzo 2003 sulla base di complesse indagini condotte dalla Divisione investigativa antimafia (Dia) di Bari.

I REATI CONTESTATI
Il presunto boss dei Balcani Andrija Draskovic è accusato dalla Dda di Bari di essere stato la 'cernierà nei traffici illeciti di sigarette di contrabbando e di eroina diretti verso l'Italia (Sicilia e Lombardia) nonchè il rappresentante della mafia russa per l'Europa occidentale. E' quanto emerge dal provvedimento restrittivo emesso nel 2003 dal gip del tribunale di Bari Piero Sabatelli su richieste dei pm inquirenti Giuseppe Scelsi e Eugenia Pontasuglia.
Il reato di associazione mafiosa contestato a Draskovic fa riferimento al presunto ruolo di dirigente e promotore che il presunto boss avrebbe avuto nel cartello mafioso-criminale composto - secondo l'accusa - da latitanti pugliesi e campani rifugiatisi tra il '94 e l'inizio del 2000 in Montenegro, da brokers internazionali di sigarette e da autorità pubbliche montenegrine.
Al presunto boss, originario di Kosovka Mitrovica, nella provincia autonoma del Kosovo, viene contestata la partecipazione, in qualità di promotore e dirigente, a un'associazione di tipo camorristico-mafioso che avrebbe trafficato dal Montenegro sigarette di contrabbando, droga e armi verso il litorale del distretto della Corte d'appello di Bari. Da qui la contestazione dell'aggravante della disponibilità di armi, munizioni ed esplosivi.
Secondo l'accusa, Draskovic una volta subentrato ad Arkan alla guida della mafia jugoslava, avrebbe assicurato protezione ai latitanti pugliesi e campani rifugiatisi in Montenegro, in cambio del monopolio nella fornitura di eroina e cocaina alla mafia pugliese e a quella siciliana.
Sulla presunta autorevolezza criminale di Draskovic hanno riferito agli inquirenti diversi collaboratori di giustizia.

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