Lunedì 21 Gennaio 2019 | 14:21

Muore in Messico, tanti i dubbi

La salma del turista leccese, Simone Renda, morto a Cancun in circostanze ancora da chiarire è rientrata in Italia e la magistratura italiana ha disposto una seconda autopsia. Le autorità messicane hanno dichiarato la morte per infarto
LECCE - E' arrivata ieri sera poco dopo le ore 20 a Lecce, proveniente da Roma a bordo di un carro funebre, la salma di Simone Renda, il bancario di 34 anni leccese, morto a Cancun, in Messico, in circostanze ancora da chiarire. Ad attendere il feretro c'erano i parenti e gli amici, nonché il sindaco di Lecce, l'on. Adriana Poli Bortone. Scortata da due vigili urbani in moto, la salma è stata poi trasferita nella sala mortuaria dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove rimarrà a disposizione del sostituto Angela Rotondano, che ha aperto un fascicolo d'inchiesta con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Dall'autopsia eseguita in Messico, è emerso che il bancario è morto per infarto. Ma l'esame ha anche rilevato un grosso ematoma al capo. Anche per questo, il sostituto procuratore leccese ha ordinato una seconda autopsia, che il medico legale Alberto Tortorella effettuerà tra mercoledì e giovedì. Per sabato dovrebbero tenersi alle ore 10 i funerali nella chiesa cattedrale di piazza Duomo. Anche in Messico i giornali parlano di omicidio colposo. Ed è per questo che la famiglia di Simone Renda si è rivolta ad uno studio di avvocati di New York.

Da stabilire è per quale motivo, pur essendosi sentito male, e pur avendo un medico del Commissariato di Cancun consigliato il ricovero in ospedale per accertamenti, il giovane è stato lasciato morire in una cella dello stesso Commissariato, dove era stato portato in stato di arresto per molestia della quiete delle persone, un reato, semmai è stato commesso, che in Italia si «estingue» con una multa. Da appurare c'è anche perché dell'arresto non sia stato informato il Consolato italiano. Intanto in Messico, anche le associazioni turistiche hanno chiesto un'indagine, per evitare che il caso di Simone Renda, dopo quello del napoletano di 30 anni Filippo Guarracino, morto nel 2004 sempre per infarto, finisca per fornire un'immagine negativa dell'accoglienza in Messico ed in particolare nella zona turistica di Cancun e di Palya del Carmen, dove il bancario leccese soggiornava in un albergo vicino al mare. Albergo nel quale, dopo essersi sentito male, aveva chiesto aiuto, anche perché non respirava bene, ed invece, è stato prelevato dalla polizia e condotto in carcere. Da risolvere è anche il «giallo» di una cauzione di 5.000 dollari, che avrebbe potuto pagare per essere rimesso subito in libertà, e che non venne pagata, perché né la famiglia né il Consolato, erano stati avvertiti.

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