Lunedì 21 Gennaio 2019 | 11:12

Brogli in concorso vigili urbani nel Barese, otto a giudizio

Al concorso parteciparono 112 candidati. Inizialmente erano quattro i posti disponibili ma le assunzioni diventarono poi dieci (su una pianta organica di 20 unità)
BARI - Voti modificati, pagine delle prove d'esame sostituite per migliorare il risultato di sette concorrenti, documenti distrutti e verbali falsificati per facilitare figli, parenti o amici nel concorso per quattro posti da vigile urbano (diventati poi dieci) bandito nel 2000 dal Comune di Acquaviva delle Fonti (Bari).
Con queste accuse il gup del Tribunale di Bari Antonio Lovecchio ha rinviato a giudizio otto delle nove persone (l'altra sarà giudicata con rito abbreviato) - tra funzionari e dipendenti del Comune di Acquaviva delle Fonti (Bari) - accusate di abuso d'ufficio e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri e tentativo di truffa aggravata.
Gli imputati rinviati a giudizio sono il segretario generale del Comune, Domenico Antonio Orofino, di 65 anni, che presiedeva la commissione d'esame, e altri tre componenti della stessa commissione: il comandante dei vigili urbani, Giovanni Centrone, di 40, il dirigente dell'ufficio affari generali del Comune, Maria Saveria Colamonico, di 56, Anna Maria Labate, di 52, istruttore amministrativo, Franco e Umberto Finizio, padre e figlio di 62 e 36 anni, il primo maresciallo dei vigili urbani, Donato Savino, di 53, e Maria Assunta D'Ambrosio, di 41.
Gli otto compariranno il 5 giugno prossimo dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Bari. Un altro imputato, Rosa Maria Padovano, di 44, è stata invece ammesso a processo con rito abbreviato che comincerà il 12 giugno prossimo.
Al concorso parteciparono 112 candidati. Inizialmente erano quattro i posti disponibili ma le assunzioni diventarono poi dieci (su una pianta organica di 20 unità) per effetto di vuoti in organico realizzati appositamente - ritiene l'accusa - con trasferimenti ad altre mansioni o la concessione di premature mobilità verso altri enti locali. Nel corso dell'inchiesta i carabinieri ritengono di aver accertato contraffazioni e correzioni anche grossolane nei verbali e negli elaborati del concorso, oltre ad approssimazioni ed incompletezza della procedura adottata.
In alcuni fascicoli è stata notata la manomissione e sostituzione di graffette metalliche che raggruppavano i fascicoli, la mancanza del timbro di segreteria. Nel personal computer sequestrato nella segreteria del Comune i militari verificarono che i files erano stati manipolati per favorire alcuni candidati. I carabinieri scoprirono la distruzione di un verbale di contravvenzione che era stato fatto a carico della parente di un'imputata: la donna avrebbe minacciato di rendere pubblici i brogli se la contravvenzione non fosse stata tolta, e così fu fatto.

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