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Gioco d'azzardo scatta l'allarme per i baby giocatori

di ENRICA D’ACCIÒ
BITONTO - Frequentano i centri scommesse, pur non avendone l’età, giocano fino a 10 euro a volta, anche tre volte al mese, puntando per lo più su scommesse sportive. È questo l’identikit del baby-giocatore, emerso da un’indagine condotta a Bitonto nelle scuole superiori della città dall’Acogi, l’Associazione italiana dei consumatori e degli operatori del gioco
Gioco d'azzardo scatta l'allarme per i baby giocatori
di ENRICA D’ACCIÒ

BITONTO - Frequentano i centri scommesse, pur non avendone l’età, giocano fino a 10 euro a volta, anche tre volte al mese, puntando per lo più su scommesse sportive. È questo l’identikit del baby-giocatore, emerso da un’indagine condotta a Bitonto nelle scuole superiori della città dall’Acogi, l’Associazione italiana dei consumatori e degli operatori del gioco. L’indagine ha coinvolto 230 studenti, fra i 13 e i 16 anni, per cercare di svelare abitudini, dettagli e attitudini nei confronti del gioco d’azzardo. Metà degli intervistati, circa il 48%, ha dichiarato di giocare fra le due e le tre volte al mese, per lo più scommesse sportive (50% dei giocatori) e tornei di carte (21%), come il poker.

La passione per il gioco non fa distinzione di sesso: il 20% delle intervistate ha dichiarato di aver giocato, sconfessando lo stereotipo secondo cui solo i maschietti sono attratti dall’azzardo. Sebbene la legge nazionale impone precise restrizioni ai minori in tema di giochi con vincita di denaro, gli intervistati dichiarano di frequentare i centri scommesse (52% delle preferenze), a seguire bar e tabacchi (19% delle preferenze) mentre solo il 16% dichiara di giocare on line, preferibilmente tramite il pc. Non solo. I baby-giocatori giocano forte: l’89% investe fino a 10 euro a giocata mentre un significativo 7% spende più di 30 euro a volta. I soldi arrivano per lo più dalle tasche dei genitori (61% dei casi), da regali di parenti e amici (23% dei casi) o dai propri risparmi (15% dei casi). Il monitoraggio, che è la prima fase di un percorso di indagine molto più articolato, ha cercato di analizzare più da vicino l’atte ggiamento dei giovanissimi nei confronti del gioco d’azzardo, studiando non solo la frequenza delle giocate ma anche il livello di consapevolezza dei baby- giocatori.

Ecco perché, oltre ai dati su quanto e come si gioca, l’indagine ha cercato di scoprire anche chi gioca. Si tratta per lo più (88% degli intervistati) di studenti che hanno un rendimento scolastico non eccellente o scarso, e che per di più (77% dei casi) vivono in gruppi familiari numerosi, di «dispersione delle relazioni» per cui è più facile avvicinarsi al gioco d’azzardo in maniera non sorvegliata. Questi due aspetti sociali trovano conferma nel fatto che, secondo il 23% degli intervistati, il gioco d’azzardo può essere una fonte di reddito, una «occasione di guadagno». Riflettori accesi, dunque, sulla prevenzione e sull’informazione.
La stessa Acogi annuncia, per il prossimo anno, una campagna di sensibilizzazione nelle scuole e l’attivazione di un osservatorio sul gioco pubblico e le scommesse sportive: un primo spunto di riflessione sul fenomeno, su cui, in questi mesi, si sono interrogati anche le forze dell’ordine e le parrocchie della città.

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