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Tre ragazzi vivono in condizioni pietose tra l'indiffernza

BRINDISI - La soglia di povertà è stata superata da tempo. Tre ragazzi, una coppia formata da un italiano e una irachena e un altro iracheno, vivono da mesi in condizioni di estrema indigenza senza che nessuno muova un dito per aiutarli. «Da quando hanno chiuso il Ferrohotel - spiegano - noi non sappiamo più dove dormire. Abbiamo chiesto anche una sola stanza, ma nessuno ci aiuta» (foto Mario Gioia)
Tre ragazzi vivono in condizioni pietose tra l'indiffernza
BRINDISI - La soglia di povertà è stata superata da tempo. Tre ragazzi, una coppia formata da un italiano e una irachena e un altro iracheno, vivono da mesi in condizioni di estrema indigenza senza che nessuno muova un dito per aiutarli. «Da quando hanno chiuso il Ferrohotel - spiegano - noi non sappiamo più dove dormire. Abbiamo chiesto anche una sola stanza, ma nessuno ci aiuta. Siamo disperati e non sappiamo dove andare». Hanno una loro dignità questi ragazzi. Sebbene non sappiano come lavarsi e nemmeno cosa mangiare, non hanno certo l’aspetto dei barboni.

«Non vogliamo lasciarci andare - dicono, ma la nostra situazione è davvero disperata e saremmo disposti a tutto pur di avere un alloggio, anche soltanto precario» . Certo, un alloggio: quello che manca assolutamente a questi tre ragazzi che dormono alla stazione. Più esattamente tra i ruderi della parte opposto a quella dove partono i treni: quella che si affaccia su via Tor Pisana. In tanti, dai palazzi della zona, avranno certamente notato la loro presenza, ma mai nessuno si è preoccupato di portare loro un pasto caldo o un panino o qualche vestito.

«Ormai siamo abituati all’indifferenza generale - dicono ancora i tre ragazzi -. Non pretendiamo nulla: vorremmo solo avere una casa, anche piccolissima, dove poter dormire e lasciare così la stazione». Anche in stazione, peraltro, non potrebbero stare: rischiano una denuncia per accattonaggio. Ma le forze dell’ordine, per fortuna, tollerano occupandosi di cose ben più importanti di questi tre ragazzi che vivono in una situazione di disperazione ormai da diversi mesi. «Al Comune ci hanno detto che non è compito loro provvedere a risolvere la nostra situazione - concludono i ragazzi -. Anche l’istituto case popolari se ne lava le mani. E noi? Che fine faremo?».

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