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BITONTO - Mentre decine di aziende chiudono, alcune, più coraggiose, assumono. Altre, temerarie, non solo assumono ma scelgono dipendenti con disabilità, disoccupati di lunga durata, ex tossicodipendenti, ragazzi terribili della criminalità locale. È la sfida di «Borgo Bontà», ristorante e masseria sociale, a pochi passi dal centro abitato di Bitonto
Progetto: AAA cercansi lavoratori «difficili»
di ENRICA D’ACCIÒ

BITONTO - Mentre decine di aziende chiudono, alcune, più coraggiose, assumono. Altre, temerarie, non solo assumono ma scelgono dipendenti con disabilità, disoccupati di lunga durata, ex tossicodipendenti, ragazzi terribili della criminalità locale. È la sfida di «Borgo Bontà», ristorante e masseria sociale, a pochi passi dal centro abitato di Bitonto, in direzione delle frazioni, destinato a diventare una delle esperienze di inserimento lavorativo più interessanti della regione. Martedì 17 giugno è in programma l’inaugurazione.

«Borgo Bontà» nasce dal Social Lab, un consorzio di sette cooperative sociali del territorio, da anni impegnate nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. «Abbiamo messo insieme l’esperienza di anni – spiega a riguardo Francesca Demundo, presidente del consorzio – per creare qualcosa di nuovo e di importante, che dia un’oppor - tunità a chi rischia di essere completamente estromesso dal mercato del lavoro». Dunque, agricoltura biologica, produzione artigianale, vendita al dettaglio di frutta e verdura, ristorazione casereccia: tutto, o quasi tutto, quello che viene servito nella locanda di «Borgo Bontà» viene prodotto nell’or to adiacente al ristorante. Anche la birra che sarà presto servita è prodotta artigianalmente.

«Siamo partiti con un laboratorio didattico di birrificazione, adesso stiamo per fare il grande salto verso la commercializzazione», spiega a riguardo Michele Bulzis, della cooperativa Eughenia. I mastri birrai sono ragazzi già incappati nel circuito del penale per scippi, rapine e spaccio, obbligati dal tribunale a misure alternative. «Alcuni di loro – continua Bulzis – hanno cognomi “pesanti”, che suscitano stigma e diffidenza. Chi darà mai loro un lavoro? Esperienze di inserimento lavorativo come queste sono, forse, l’unica speranza per questi ragazzi».

Lavoro come terapia anche per chi ha problemi di dipendenza. Mario Consales, dalla cooperativa Oltre il Muro, ha guidato una squadra di 8 ragazzi che ha curato i lavori di giardinaggio e di piccola manutenzione nella struttura.
«Da anni ormai nessuno parla più dei tossicodipendenti, come se la droga non fosse più un problema. Eppure i problemi di dipendenza sono sempre tanti e se possibile anche più gravi che in passato. Il lavoro rimane ancora oggi una delle poche, concrete, possibilità di recupero». Ma il lavoro spesso è un problema anche per chi non ha problemi: giovani e giovanissimi, magari brillantemente laureati, che non trovano opportunità di crescita professionale. A «Borgo Bontà» una squadra di educatori seguirà da vicino i lavoratori con disabilità psichica o fisica, assicurerà il regolare funzionamento della cucina e del servizio ai tavoli, si occuperà dell’intrattenimento serale dei più piccoli.

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