Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 10:42

Caso Ilva, ex assessore ricusa il giudice Gilli Avvocato: gup incompatibile

di MIMMO MAZZA
TARANTO -  Potrebbero essere presto stralciate le posizioni di alcuni imputati coinvolti nell’inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svendutò, che approderà il 19 giugno prossimo allo snodo dell’udienza preliminare. Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, per conto dell’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, tra le 49 persone fisiche destinatarie della richiesta di rinvio a giudizio hanno infatti presentato una istanza di ricusazione del gup Vilma Gilli
Caso Ilva, ex assessore ricusa il giudice Gilli Avvocato: gup incompatibile
di MIMMO MAZZA

TARANTO - Dopo l’istanza di rimessione firmata da 15 imputati sui 52 complessivi, dopo i dubbi sollevati dall’ex presidente della Provincia Gianni Florido sulla trascrizione delle intercettazioni, ecco un’altra tegola abbattersi sull’udienza preliminare del processo «Ambiente svenduto», in programa giovedì prossimo nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco. Gli avvocati Michele Rossetti e Laura Palomba, difensori dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva, hanno presentato istanza di ricusazione del giudice per le udienze preliminari Vilma Gilli, chiamata a valutare la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Taranto per il disastro ambientale provocato dalle emissioni dell’Ilva. Conserva risponde, in concorso con l’ex presidente Florido, l’ex segretario generale della Provincia Luigi Specchia e l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà, di tentata concussione e concussione consumata ai danni di due dirigenti dell’ente. Il giudice Gilli, però, nelle vesti di giudice per le indagini preliminari, il 26 novembre del 2012 dispose l’arresto di Conserva per associazione a delinquere finalizzata alla concussione per aver indotto vari titolari di aziende interessate ad ottenere autorizzazioni in materia ambientale dall’assessorato guidato dallo stesso Conserva, ad avvalersi della consulenza della ditta Promed come «tecnico istruttore» per l’espletamento delle pratiche con corrispettivi «esorbitanti o comunque eccessivi rispetto al lavoro svolto».

Un disegno criminoso nel quale per una volta, secondo l’accusa, anche Conserva avrebbe ottenuto una somma di denaro pari a mille euro. Poi Conserva fu nuovamente arrestato il 15 maggio del 2013, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Patrizia Todisco, nel filone principale dell’indagine «Ambiente svenduto » ma secondo gli avvocati Rossetti e Palomba è evidente che il giudice Gilli non può valutare la richiesta di rinvio a giudizio per Conserva, avendolo già giudicato per gli stessi fatti e con gli stessi atti. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Gilli scrisse che era Conserva «a dirigere nella sostanza l'assessorato Ecologia ed Ambiente della Provincia, surrogandosi al dirigente in quanto ben conscio di poter garantire il successo delle operazioni illecite solo attraverso l'esautorazione del soggetto deputato, per legge, a gestire l'attività amministrativa».
Se è vero che l’inchiesta relativa al caso Promed non è giunta ancora al capolinea (non sono stati approntati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari), bisognerà vedere come sarà possibile separare le due vicende. Sull’istanza di ricusazione, deciderà il presidente del tribunale di Taranto.

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