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Cancellato Tar di Lecce «una scelta illogica»

di GIANFRANCO LATTANTE
Coro di no all’abolizione dei Tar. Fa sentire la sua la voce anche il presidente del Tar Antonio Cavallari. Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri prevede che il Tar leccese, come le altre sedi distaccate, sia soppresso. «Vorrei capire le ragioni di urgenza che sono alla base del decreto legge. Quelle di migliorare l’accessibilità della giustizia? Quelle di risparmiare? Non mi pare proprio»
Cancellato Tar di Lecce «una scelta illogica»
di GIANFRANCO LATTANTE

Coro di no all’abolizione dei Tar. Fa sentire la sua la voce anche il presidente del Tar Antonio Cavallari. Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri prevede che il Tar leccese, come le altre sedi distaccate, sia soppresso. «Vorrei capire le ragioni di urgenza che sono alla base del decreto legge. Quelle di migliorare l’accessibilità della giustizia? Quelle di risparmiare? Non mi pare proprio».

Ecco presidente soffermiamoci su questi aspetti. Partiamo dal risparmio. Quanto costa la sezione del Tar di Lecce? «Glielo dico subito. Noi paghiamo circa 25mila euro all’anno di locazione alla Provincia. Affitto riferito ad una piccola parte dell’immobile: l’uf ficio accettazione e l’archivio. Tutto il resto è un bene demaniale. A Bari sa quanto si spende?»

Presidente lo dica lei. «Più di un milione di euro per una sede che non sarà sufficiente ad accogliere il nostro personale».
Quindi ci sarà bisogno di un’altra sede? «È ovvio».

E veniamo al numero dei ricorsi. Nella sua relazione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario leggo che nel 2013 sono stati depositati 2.286 ricorsi. A Bari, invece, sono stati 1.727. «L’anno scorso ne avevamo di più. Quest’anno ne abbiamo molti di più».
E quindi se non si risparmia e se a Lecce arrivano più ricorsi di Bari perché chiudere? Come se la spiega questa decisione? «La storia ci insegna che quando c’è da accorpare, la sede staccata si accorpa a quella centrale».

Presidente, quali iniziative adotterà contro questa decisione? «Noi siamo una parte dello Stato e perseguiamo il bene non dello Stato ma dei cittadini. Siccome la periferizzazione della giustizia amministrativa è un dato essenziale, un caposaldo della Costituzione che prevede l’istituzione di tribunali amministrativi regionali e di sezioni staccate in alcune regioni, noi non faremo azioni particolari. Cercheremo di evidenziare le illogicità di questa scelta perché la decisione politica sia adeguata ai reali bisogni ed esigenze dei cittadini. Esigenze che non mi sembra vengano soddisfatte se 23 dipendenti del Tar saranno costretti a viaggi giornalieri di 160 chilometri a fronte di una mobilità obbligatoria che si prevede nell’ambito di cinquanta chilometri. Non credo che sia una misura equa. E non mi sembra neppure equo costringere soggetti che devono instaurare un giudizio fare spostamenti considerevoli. Ecco perché la ritengo una scelta incongruente rispetto ai bisogni dei cittadini».

Quindi come vi muoverete? «Nella stessa maniera in cui ogni cittadino ha il diritto e il dovere si esprimersi. Cioé sensibilizzando le forze politiche, evidenziando i dati anche attraverso i media. Questo per quanto riguarda la prima fase. Poi dopo la conversazione in legge del decreto (che io non auspico) ovviamente tuteleremo la corretta applicazione del dettato costituzionale innanzi agli organi competenti, in ultima analisi la Corte Costituzionale».

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