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Troppe analisi superflue  Asl Lecce: no agli sprechi

di CESARE MAZZOTTA
LECCE - La Asl di Lecce dichiara guerra agli sprechi e programma di limitare il ricorso ad esami biologici superflui o inappropriati. Il progetto viene implementato in questi giorni dal Dream, il laboratorio di ricerca interdisciplinare applicata alla medicina, in collaborazione con l’Università, varato il 5 dicembre. La soluzione potrebbe arrivare dall’adozione di un software in grado di effettuare un adeguato filtro
Troppe analisi superflue  Asl Lecce: no agli sprechi
di Cesare Mazzotta

LECCE - Lotta agli sprechi, la Asl di Lecce apre un fronte di guerra alle «analisi cliniche superflue e inappropriate».

Il progetto viene implementato in questi giorni dal Dream, il laboratorio diffuso di ricerca interdisciplinare applicata alla medicina, in collaborazione con l’università del Salento, varato il 5 dicembre scorso.

Di cosa si tratta? «Esistono dei software in grado di informare i responsabili dei laboratori - spiega il professore Michele Maffia, coordinatore del Dream - che questo paziente ha già effettuato di recente questo tipo di analisi; oppure che l’analisi fatta è superata; o, ancora, che non è utile al quadro clinico».

Si potrebbe pensare che a fare da filtro, in questi casi, dovrebbe essere il medico di base che prescrive le analisi. Invece non è sempre così. Anzi.

«Autorevoli evidenze scientifiche ritengono che circa 2/3 delle prestazioni fornite dalla medicina di laboratorio sono inappropriate rispetto agli esiti finali - conferma il primario del laboratorio di Patologia clinica del “Vito Fazzi”, Giovanni Battista Lobreglio - Possiamo ritenere che anche da noi al Fazzi, almeno in alcuni settori come quello della chimica clinica o del rischio trombotico, molte prescrizioni sono inappropriate».

Per arginare questa situazione esistono dei software che consentono di verificare la giustezza delle richieste, per lo meno relative ad alcune condizioni: come il tempo intercorso fra una richiesta e l’altra, la congruenza con il sesso, l’età del paziente, il quadro clinico.

« Se si chiede per esempio il valore del Psa, un marcatore delle neoplasie della prostata nell’uomo - spiega il dottore Lobreglio - quanto meno la richiesta non deve riguardare una donna. E invece purtroppo accade. Oppure indagini che riguardano mutazioni genetiche (molto costose), non si possono chiedere ogni 5-6 mesi. Perché se non ha rivelato mutazioni oggi, non cambia il giorno dopo; rimane quello per tutta la vita. E mi riferisco - chiarisce Lobreglio - alle mutazioni dei fattori della popolazione che predispongono all’insorgenza di eventi trombotici. Così come pure ripetere l’esame per l’emoglobina glicata, un parametro per la diagnosi del diabete, non si fa dopo una settimana o dopo un mese. Non ha senso se non passano almeno quattro mesi».

E’ stato calcolato che, soltanto per quanto riguarda il laboratorio del «Fazzi», in un anno si potrebbero risparmiare almeno 400 - 500 mila euro.

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