Sabato 16 Febbraio 2019 | 22:56

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«Colleghi giornalisti aiutatemi». L'ultimo appello di Gabriele

L'agenzia di stampa afgana Pajhwok afferma di essere riuscita ieri a parlare per telefono con il fotoreporter salentino rapito in Afghanistan. La comunicazione con Gabriele Torsello sarebbe stata interrotta dai rapitori che avrebbero ribadito: consegnate l'afgano convertito, ritirate i militari italiani o lo uccideremo
ROMA - Gabriele Torsello ha rivolto ieri «un appello ai media e ai suoi colleghi giornalisti» affinchè lo aiutino ad essere rilasciato: lo riferisce l'agenzia di stampa afgana Pajhwok, nella sua edizione on line, aggiungendo di essere riuscita ieri a parlare per telefono con il fotoreporter italiano.
Questi, «con la voce tremolante», avrebbe detto di essere «sotto minaccia costante e sottoposto a estrema pressione da parte dei suoi rapitori». «Ripetono che sono una spia e che le truppe britanniche hanno bombardato i distretti di Musa Qala e di Nawzad in seguito alle mie informazioni», avrebbe detto Torsello, aggiungendo di non sapere dove si trova anche perchè i rapitori lo hanno bendato dopo il sequestro.
A questo punto, riferisce l'agenzia afgana, i sequestratori hanno interrotto Torsello per ribadire le loro richieste all'Italia: sia quella di consegnare l'afgano convertito, sia quella di ritirare i militari dall'Afghanistan. In particolare, un uomo, parlando duramente, con l'accento locale di Helmand, ha avvertito che se l'apostata Abdul Rahman non sarà consegnato ad una Corte islamica per il processo e se i soldati italiani non lasceranno il Paese, il giornalista verrà ucciso allo scadere dell'ultimatum, che non è chiaro se sia alla mezzanotte di domenica o di lunedì.
I sequestratori, nel corso della telefonata di ieri, «a differenza delle loro dichiarazioni precedenti - scrive Pajhwok - hanno preso le distanze dai Taleban, dicendo che sono solo dei musulmani che combattono l'occupazione straniera». Gli stessi Taleban, del resto, proprio ieri hanno ribadito con il loro portavoce Qari Yousuf Ahmadi di non essere coinvolti nel rapimento e di non aver fatto alcuna richiesta.

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