Giovedì 24 Gennaio 2019 | 13:21

La Pinerolo torna in Kosovo

Tra quarantott'ore il Comando Brigata Corazzata Pinerolo di Bari decollerà dall'aeroporto Karol Woityla e pianterà gli anfibi in Kosovo proprio nel bel mezzo di un passaggio epocale: l'indipendenza dalla Serbia. Nel Paese già i primi segni di «inquietudine»: bombe a mano contro la minoranza serba. Il generale Borreca: i nostri uomini addestrati a ogni scenario
BARI - Tra quarantott'ore il Comando Brigata Corazzata Pinerolo di Bari decollerà dall'aeroporto Karol Woityla e pianterà gli anfibi in Kosovo proprio nel bel mezzo di un passaggio epocale: l'indipendenza dalla Serbia.
La Brigata (costituita al 95% da pugliesi) darà il cambio alla Brigata Aosta e prenderà il timone della Task force multinazionale Ovest (nata lo scorso maggio, assieme alla Task force Sud, dalla riorganizzazione dell'unica Brigata multinazionale Sud-Ovest).
Per la Pinerolo si tratta di un ritorno, a distanza di due anni, e va sottolineato che i 150 militari agli ordini del generale Attilio Borreca, sono stati meticolosamente addestrati a fronteggiare ogni eventuale scenario. Non si può tacere, però, che i sei mesi di permanenza nei Balcani coincidono - sull'agenda Onu - con le ultime tappe del percorso di affrancamento del Kosovo dalla Serbia. Avendo già sperimentato la velocità con la quale i tumulti si diffondono nel Paese (il 17 marzo 2004 ve ne furono 33, in 48 ore) la scadenza potrebbe diventare una brutta gatta da pelare. Per dirla con le parole dello stesso Borreca: «Il Kosovo ora è come un fuoco coperto dalla cenere, non si vede neppure un filo di fumo ma, sotto la cenere, la brace è ardente».
D'altro canto le massime cariche internazionali non lasciano adito a dubbi: la questione dell'indipendenza del Paese è irrimandabile. Stando a quanto riferito ieri dall'agenzia giornalistica del Terzo settore, Vita (sul web www.vita.it), nell'ambito di un'intervista all'amministratore Onu del Kosovo, Soren Jessen-Petersen: tra qualche settimana entreranno nel vivo i negoziati per definire lo status finale.
Si tratta di uno snodo di formidabile importanza e la cui storia è così antica da non poter essere comprimibile in poche righe. Qui basti dire che sono generazioni che il piccolo Kosovo vuole l'indipendenza dalla - pur sempre grande - Serbia. Gente moderata come Ibrahim Rugova (ex presidente del Paese e fondatore dell'LDK-Lega democratica del Kosovo, il partito che alle ultime elezioni si è affermato col 45,42% dei suffragi), ha lottato fino all'ultimo respiro per la libertà. Altri hanno scelto una via drammaticamente muscolare in seno all'organizzazione paramilitare UCK (dall'albanese Ushtria Çlirimtare e Kosovës).
Sul versante opposto, anche Belgrado ha combattuto - con ogni mezzo - per serrare a sè il Kosovo, che è considerato la culla storica dell'ortodossia serba.
Prima, durante e dopo il governo di Slobodan Milosevic e l'intervento della NATO, di mezzo, come sempre, c'è andata la popolazione. Uno dei delicati compiti della Pinerolo sarà proprio difendere le enclave che ricadono nel territorio assegnato, ovvero quelle specie di riserve indiane dove i serbi (che rappresentano il 7% della popolazione kosovara) vengono protetti dagli albanesi (l'88%) grazie all'interposizione delle forze multinazionali. La Brigata dovrà anche tutelare gli antichissimi monasteri ortodossi, oltreché - più in generale - garantire la sicurezza e la libertà di movimento nell'area.
Il generale Borreca, ovviamente, non conosce la possibile evoluzione dei negoziati («So che ferve l'attività diplomatica - ha detto - e credo che entro il 2006 ci sarà uno sviluppo»). Definisce la situazione «relativamente calma», ma sa anche che ci sono segnali di inquietudine. Nei giorni scorsi, a Kosovska Mitrovica, un 16enne albanese, ha lanciato una bomba a mano in un bar nella zona serba, ferendo otto persone. Pochi giorni prima, un'altra bomba ha causato il ferimento di quattro serbi a Klina Kline.
Marisa Ingrosso

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400