Giovedì 17 Gennaio 2019 | 14:14

«Arruolamenti non autorizzati»

La Procura di Bari ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a Salvatore Stefio e a Giampiero Spinelli per aver arruolato alcuni degli ex ostaggi italiani in Iraq
BARI - Un avviso di conclusione delle indagini per «arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero» (art.288 codice penale) è stato notificato dalla Procura di Bari a Salvatore Stefio e a Giampiero Spinelli: i due sono accusati dell'arruolamento di alcuni degli ex ostaggi italiani Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi (quest'ultimo poi ucciso) sequestrati assieme a Stefio il 12 aprile 2004 in Iraq e liberati dopo 56 giorni.
Lo ha confermato il legale di Spinelli, Carlo Taormina, a cui è stato notificato ieri l'avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dal procuratore aggiunto del Tribunale di Bari, Giovanni Colangelo, che ha coordinato le indagini della Digos del capoluogo pugliese.

A Stefio (siciliano, di 36 anni) e a Spinelli (trentaduenne originario di Sammichele di Bari e amico di Cupertino) viene contestato - a quanto è dato sapere - di aver arruolato, tramite la 'Presidium corporation' (società con sede alle Seychelles per l'accusa riconducibile a Stefio), Didri Forese, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino affinchè militassero in territorio iracheno in favore di Forze armate straniere (anglo-americane, per la precisione), in concerto ed in cooperazione con le medesime, in contrapposizione a gruppi armati stranieri.

Nell'ambito delle indagini, il gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, su richiesta della procura, impose nell'ottobre 2004 a Spinelli il divieto di espatrio per sei mesi. Il provvedimento coercitivo fu però annullato dopo pochi giorni, il 18 ottobre, dal Tribunale del Riesame, che accolse nel merito la tesi difensiva.
Le motivazioni esposte dal gip nel provvedimento coercitivo suscitarono aspre polemiche perchè il giudice affermò che le indagini sinora compiute avevano «consentito di accertare che era effettivamente vero quanto ipotizzato, subito dopo il sequestro dei quattro italiani in Iraq, che essi erano sul territorio di quel Paese in veste di mercenari, o quantomeno, di 'gorilla' a protezione di uomini di affari in quel martoriato Paese». E affermò che gli ex ostaggi italiani «erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti».

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